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che se fosse messo sotto un torchio e gravissimamente premuto, che non si cavarebbe un’oncia di succo da le sue carni; o vero essendo con un piede ne la fossa, vuol comperare degnità ed ufficii, e prima che possa godergli se ne more e perde i danari ed insiememente la vita. Così il povero vecchio, essendo ribambito, si pensa esser Solomone, di modo che a lui interviene come a l’asino che per l’orecchie lunghe che aveva, credendo che fossero duo gran corna, si tenne esser cervo, ma al saltar del fosso dando nel fondo, s’avvide pure che era asino. Ora ragionandosi di cotai vecchi insensati a la presenza di madama nostra la signora Gostanza Rangona e Fregosa mia padrona, monsignor Alano di Frigemont de la casa di Monpesat che spesso suol venir a visitar madama, narrò una piacevol novella; la quale parendomi degna di memoria, fu da me subito scritta. Volendola poi metter al numero de l’altre mie, ho voluto che sotto il nome vostro sempre sia letta e veduta come segno de l’amor mio verso voi ed anco a fine che, come disse monsignor Alano, – chè così ha nome il narratore, – l’uomo si guardi d’entrar in questi cimbelli fuor di proposito. State sano.

Carlo Savonaro fa una beffa a lo zio e fassi consegliero di Tolosa con i danari del zio.


Seguitando adunque il proposito di che s’è parlato, vi dico che in Tolosa, città antichissima e molto piena di popolo, ancora non è guari fu un prete, dottore di ragion canonica, assai ricco di beneficii, che si chiamava messer Antonio Savonaro; il quale era di tanta grandezza di corpo che in tutto quel paese non si trovava uomo così grande che egli da le spalle in su non soperchiasse, di modo che da tutti era per la grandezza sua conosciuto e guardato sempre per meraviglia. Egli fu fatto ufficiale de l’arcivescovo, onde, essendo molto ruvido e severo più che il devere non richiedeva, s’acquistò per tutta la contrada generalmente questo nome, che ciascuno lo nomava «il gran villano da le trenta coste». Il che essendogli pervenuto a l’orecchie, meravigliosamente se ne turbò e di tanta còlera s’accese che in maniera alcuna nol voleva sofferire. Pensò più e più fiate che modo devesse tener a levarsi questo nome, e quanto più si mostrava di questo corucciato, tanto più per Tolosa se ne canzonava,