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la visita che messer lo vescovo e monna badessa divennero divoti insieme. Era nel monastero una monaca giovane, la quale aveva un suo prete per innamorato, che era canonico in una chiesa collegiata di quella città, e tutto il dì praticava al monastero, parlando di continovo con la sua divota. Questa pratica punto non piaceva a la badessa, ma perchè la monaca era de le principali gentildonne de la città, non la poteva così regolare come averebbe voluto. Tuttavia non cessava ogni dì di proverbiarla, garrirla e dirle parole assai. La monaca tanto si curava del dire de la badessa, quanto de la prima cuffia che mai si mise in capo. Ora avendo la badessa fatta la nuova amicizia con monsignor lo vescovo, gli domandò di grazia che volesse castigar don Bassano canonico e vietargli che non praticasse al monastero. Il vescovo, desideroso di compiacerle, fece una scommunica e vietò che nessun prete, di qual condizione si fosse, potesse senza sua particolar licenza praticar a qual si sia monastero di monache, e ottenne dal governatore, che a nome del duca di Milano governava quella città, che in conformità de l’escommunica facesse un severissimo editto con publica grida; il che fu fatto. Per questo non restava il canonico, stimolato da l’amore, di praticar al monastero; ma facendo le cose sue meno che prudentemente, ed avendo la badessa di continovo le spie che mettevano mente a ciò che il canonico faceva, egli diede del capo ne la rete, perchè ritrovato che era ito in parlatorio, fu dagli sbirri subito preso e condutto al vescovado, dove il vescovo lo fece in una scura prigione incarcerare. Quivi cominciò con pane ed acqua a fargli far digiuni che non si trovano messi nel calendario. Non mancava la badessa con lettere ed ambasciate a stimolar messer lo vescovo a castigar agramente lo sfortunato don Bassano. Fu fatto un gran processo e provata la inubidienza e la scommunicazione contra il prete, e il vescovo si mostrava molto rigido contra lui, con animo di fargli uno strano scherzo; tuttavia vi s’interposero alcuni gentiluomini amici del prete, e fecero tanto che mitigarono in gran parte la còlera di monsignore, ma non poterono in tutto placarlo. La bisogna andò così: che prete Bassano fu levato di prigione ed assolto da la scommunica, con questo perciò, che gli convenne pagare, oltra le spese de la prigionia, ottanta ducati d’oro per emenda a la mensa episcopale, e patto che più egli non metteria i piedi a quel monastero, e, se trovato vi fia, che o anderà in galera o sarà posto in prigione perpetua. La badessa, sapendo il mal trattamento fatto a prete Bassano, essendo del mal altrui