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morte, tratto un grandissimo sospiro, disse: – Non permetta Iddio, poi che il corpo è perduto, che insiememente io perda l’anima. – Onde narrò tutto il tradimento che ordito aveva, e come indusse il povero nipote a far quella follia e la cagione per che. Gridava il popolaccio: – Ammazza! ammazza il traditore! – Alora don Giovanni, montato a cavallo, disse ad alta voce: – Il mio ferro non si tinge in sangue d’uomo morto. – In questo, beato colui che si poteva accostar a la duchessa e mostrarle con parole e gesti l’allegrezza che ciascuno aveva di vederla liberata. Altri del popolo si misero impetuosamente a disarmar il conte ch’era già quasi morto, e lo strascinavano per lo steccato, di modo che subito morì. Mentre che questo si faceva, don Giovanni lieto de la vittoria, fatto cenno al suo servidore, passò il ponte del Po e se ne andò di lungo a Cheri e in Asti, ed indi a Genova, ove imbarcatosi passò in Ispagna. Era la duchessa in mezzo a tanta calca dei suoi uomini di Turino, e tutti erano tanto intenti a torno a lei, che nessuno s’accorse che il campione che liberata l’aveva fosse partito; del che come la duchessa s’avvide, n’ebbe dispiacer grandissimo e non seppe ritrovar già mai chi sapesse dire da che banda il valoroso campione fosse ito. Ora arrivato che fu don Giovanni in Ispagna, e inteso che la sua città si manteneva gagliardamente, impegnò a certi mercadanti genovesi il diamante avuto da la duchessa ed alcuni altri gioielli che seco da casa portati aveva, ed ebbe anco altri danari da certi prencipi amici suoi, di maniera che congregò alcune migliara di scelti soldati, e sì bene seppe fare i fatti suoi che, avendo mandate spie ai suoi ne la città, assalì di notte a l’improviso il campo dei nemici. Saltarono fuori quelli di dentro animosamente, di maniera che essendo gli assediatori combattuti dinanzi e di dietro, rimasero sconfitti e la più parte morta. Don Giovanni, avendo liberata la città, non mancando nè a sè nè a’ suoi ma seguendo la buona fortuna, in pochi dì non solamente ricuperò lo stato suo, ma occupò alcune castella dei nemici e di tal maniera si fece poderoso che appo il re crebbe in grandissimo credito. In quei medesimi giorni che don Giovanni ricuperò il suo stato, si fece la giornata tra gli alamanni e franzesi, ne la quale dopo lungo combattere, i franzesi ebbero la peggiore, e vi fu ucciso' 'il lor capitano generale, che era, come s’è detto, il duca di Savoia. Aveva già il re d’Inghilterra avuta la nuova de la liberazione de la sorella, di cui aveva mostrata una allegrezza infinita, non tanto per la liberazione di quella quanto che s’era trovata innocente, e per un suo gentiluomo, che a lei mandato fu