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si trovarono molto di mala voglia. Dava grandissimo credito al fatto ed a l’accusazione del perfido conte l’aver egli il proprio nipote ammazzato, sapendosi quanto l’amava e come per erede suo se l’aveva eletto. Riscrisse il duca al suo governatore ed al Conseglio che l’antica consuetudine del paese fosse osservata. Il perchè fuor di Turino, in quella campagna che si distende tra il ponte del Po e de la città, fu messo sovra un’alta colonna di marmo, che per simili affari lungo tempo innanzi era stata quivi fermata, l’accusazione in iscritto del conte di Pancalieri contra la duchessa. Ora intendendo essa duchessa l’ultima resoluzione venuta dal duca, non è da dire se si trovò di mala voglia, e tanto più s’attristava quanto che si conosceva del peccato, del quale era accusata, innocente. Diede adunque ordine a tutte le cose sue, e vestita di panni bruni menava una durissima vita. Ella aveva, come s’è detto, mandato il meglio che avesse in casa del suo medico, l’Appiano, e solamente aveva appo sè, non' 'so per qual cagione, ritenuto il prezioso diamante che il re suo fratello in Inghilterra le donò. Le furono levate dal ribaldo governatore tutte le donne che servir la solevano. Tuttavia la Giulia seppe sì ben dir e fare, che dal conte ottenne poter il giorno tener compagnia a la sua padrona. In questo tempo don Giovanni Mendozza, che infinitamente si trovava mal sodisfatto de la duchessa e si faceva a credere d’essere stato gabbato da lei, ebbe un’altra afflizione grandissima, perchè fu vicino a perder lo stato e la vita. I signori de la casa già detta di Toledo, i quali, come vi dissi, avevano avuto una gran rotta, ad altro non attendevano che di trovar occasione di render la pariglia al Mendozza e, se possibile era, d’ammazzarlo. Il re di Spagna ancor che vedesse i gravi disordini che per queste due potentissime fazioni nel suo regno seguivano, nondimeno non si curava troppo di mettergli ordine, anzi pareva che avesse piacere che tra loro si rovinassero, per avergli poi ubidienti. Ora la bisogna andò di modo che, essendo tutte due le parti armate in campagna con numeroso e potente essercito, vennero a le mani a battaglia campale, ne la quale ancora che don Giovanni facesse opera di strenuo e fortissimo soldato e di provido e valoroso capitano insieme, fu rotto ed a gran pena si puotè in una città salvare. Era la città fortissima e ben fornita di vettovaglia e di soldati per un anno. Colà dentro adunque fu da’ nemici suoi don Giovanni assediato, con poca speranza di poter aver soccorso, di modo che i dui amanti erano ridotti a malissimo partito. Ma chi potrebbe narrare le lagrime che la Giulia quasi ogni dì spargeva visitando la signora duchessa?