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il tradimento non si discoprisse, presi alquanti de la guardia del castello e tre consiglieri, perchè ciascuno come a luogotenente del loro signore gli ubidiva, e poteva entrare ed uscir di castello ogni volta che voleva, se n’andò a la camera de la duchessa, senza manifestar a nessuno ciò che far intendesse. E picchiato fortemente a l’uscio che aperto fu, entrò dentro con molti lumi e con quelli de la guardia armati. Aveva egli uno stocco nudo in mano. Si meravigliò grandemente la sbigottita duchessa di questo atto e non sapeva che dirsi, quando lo sceleratissimo conte fece cavar di sotto il letto il proprio suo carnal nipote, e, prima che il povero giovine potesse dir pur una parola, a ciò che non palesasse come lo zio quivi entro l’aveva fatto nascondere, gli disse: – Traditore, tu sei morto! – e gli diede de lo stocco nel petto e lo passò di banda in banda. Il misero giovine subito cascò boccone in terra morto. Alora il fellone e traditor conte, rivolto ai consiglieri, disse loro: – Signori miei, sono già più giorni che io m’avvidi del disonesto amore di questo ghiotto gavinello di mio nipote, chè ha fatto troppo bella morte, meritando d’esser arso o squartato a coda di cavallo. Ne la signora duchessa io non vo’ porre le mani, sapendo voi che in Piamonte e in Savoia è una legge che ogni donna trovata in adulterio debbia esser arsa, se fra un anno e un dì non ritrova campione che combatta per lei. Io scriverò al re suo fratello ed al duca il caso come è seguito. Fra questo mezzo sotto buona guardia la signora duchessa resterà qui in queste camere con le sue damigelle. – Restarono i consiglieri e tutti gli altri attoniti a così fiero spettacolo. La duchessa si scusò assai e chiamò Dio e i santi in testimonio come di suo consentimento mai il misero giovine non s’era appiattato sotto il letto, ma nulla le valse. Restò adunque la sconsolata duchessa confinata in quella camera. Il disgraziato giovine la matina fu senza pompa funerale sepellito. Gongolava, ebro d’odio, il traditor conte, e per messo in posta scrisse al re d’Inghilterra e al duca la cosa come era successa, e volse che i consiglieri in conformità scrivessero. Era la duchessa sovra modo amata da tutti quei popoli, perciò che mai non cercò d’offender persona, e a tutti, quanto poteva, giovava; onde del suo infortunio a ciascuno senza fine doleva. E perchè quelli de la guardia usavano gran discrezione in lasciar andar dentro ed uscir il medico e non gli mettevano mente, la signora duchessa a poco a poco col mezzo de l’Appiano mandò fuori tutti i suoi danari e gioie che aveva ed ori battuti assai. Le quali tutte cose l’Appiano in casa sua ripuose. Il re e il duca, avute le lettere, a così disonesto avviso