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genti d’arme al contrasto. Ma prima che partisse da Turino, lasciò suo luogotenente generale un suo parente che era conte di Pancalieri, col Conseglio, appresso la duchessa. Cominciò il conte a governar le cose del ducato a la meglio che sapeva, e il tutto, secondo che il duca aveva ordinato, conferiva con la duchessa, di modo che ognora le era appresso. E conversando assiduamente con lei e veggendola bellissima, di governator de lo stato divenne consideratore ed amatore de la bellezza de la duchessa, e di così fatto modo e tanto fieramente se n’innamorò che non trovava riposo. Egli mai non aveva avuta moglie nè figliuoli, ma teneva in luogo di proprio figliuolo un suo nipote, figliuolo d’un suo fratello, che era signor di Raconigi, il qual giovine stava in corte de la duchessa, e poteva aver quindici o sedeci anni quando primieramente ci venne, e già più di dui anni servito aveva, ed era assai' 'bello e costumato. Il conte suo zio, che sentiva un poco de lo scemo anzi che no, trasportato da l’amoroso ed ingordo appetito, persuadendosi che donna, quantunque grande e bella, non ci fosse che non devesse aver di grazia d’esser da lui amata, ardì richieder la duchessa d’amore e narrarle come per amor di lei fieramente ardeva. Ella, che altrove aveva i suoi pensieri collocati e non averia degnato mostrargli la punta d’una de le sue scarpette, con rigido viso gli disse che di simil sciocchezza non fosse oso parlarle più mai. Ma il pover uomo, che troppo era stimolato dal fuoco amoroso, ritornò pure un’altra volta a molestarla, più strettamente che prima supplicandola che di lui volesse aver compassione. Ella, oltra modo sdegnata, di tanta temerità agramente e con minacciosa voce ripigliandolo, disse: – Conte, io v’ho perdonata la prima, ed ancor che nol meritate, vi perdono questa seconda vostra sciocca e temeraria presunzione. Guardate non tornarci più e non siate mai tanto ardito di parlarmi di simil sceleratezza, perchè io vi farò far un scherzo che non vi piacerà. Attendete a far l’ufficio che il signor mio consorte v’ha commesso, e non incappate più in tanto errore, per quanto la vita avete cara. – Conobbe il conte l’animo pudico ed inespugnabile de la duchessa, e giudicò che indarno s’affaticava. Dubitando poi che la duchessa non desse di questa sua pazzia avviso al duca, deliberò prender un tratto avantaggio e rovinar essa duchessa, e il suo fervente amore cangiò in un tratto in odio crudelissimo. E cadutogli in animo ciò che di far s’imaginava, pensò vituperosamente poterla far morire; e in atti e in parole mostrandosi in tutto alieno da quel suo