Pagina:Bandello - Novelle. 3, 1853.djvu/244


dentro la malinconia era penetrata. Tuttavia per non dar sospetto di veruna cosa al marito e al re suo fratello, lieta fuori via si mostrava, celando quanto più poteva le acerbissime sue passioni. Stettero alquanti dì in Inghilterra, ove il re non lasciò cosa alcuna a fare che al cognato ed a la sorella potesse esser di piacere e d’onore. Non volle il duca, da la lunga navigazione fastidito, tornare per il viaggio che prima fatto aveva, ma deliberò di passar a Cales, e per la Francia tornar al suo stato. Il re a la sorella, prima che si partisse, donò un ricchissimo diamante di valuta di più di cento milia ducati. Partendosi adunque d’Inghilterra il duca e la duchessa, navigarono a Cales, e rimandate le navi indietro, avendo già fatta provigione di cavalcature, vennero a Parigi, ove dal re cristianissimo furono lietamente ricevuti ed onorati, massimamente che il duca savoino era capitan generale del re. Indi poi andarono in Savoia, ove dimorati alcuni dì, passarono l’Alpi e pervennero a Turino. Era la duchessa fuor di modo dolente e tanto più cresceva il suo dolore, quanto che manifestamente non lo poteva sfogare, non osando mostrarlo a persona se non a l’Appiano e a Giulia. Ma che credete voi che facesse don Giovanni, che non meno de la duchessa ardeva? Egli non veggendo tornar al tempo debito la duchessa, e numerando non solo i giorni ma l’ore, poi che indarno oltra il termine ebbe cinque e sei dì aspettato, si meravigliò molto forte e dubitò che alcuno strano accidente le fosse occorso; onde mandò un suo fidatissimo in Galizia per intender ciò che n’era. Andò il messo, e giunto là intese dagli uomini del luogo come la peregrina che aveva visitato l’apostolo era la duchessa di Savoia, e che il duca per mare era quivi pervenuto e menatala seco per mare. Ritornò il messo e il tutto ordinatamente a don Giovanni narrò. Il cavaliero, udita questa novella, dubitò che la cosa fosse stata a mano fatta e ordita, e che la duchessa senza fallo l’avesse beffato. Nondimeno egli sofferiva grande ed indicibil pena, e tuttavia gli pareva che le sue fiamme vie più s’infiammassero e il desio di veder la duchessa ogni momento d’ora più crescesse, di modo che lo sfortunato amante, ardendo, agghiacciando, sperando e disperando, e più che mai amando, menava una pessima vita. Mentre che egli in questa maniera si consumava, e la duchessa non meno di lui si struggeva, avvenne che gli alamanni, fatta una poderosa oste, assalirono la Francia, guastando e ardendo ovunque andavano. Il duca di Savoia, come general capitano del re, essendone a buon’ora avvertito, cavalcò con tutte le