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Giulia, la quale era molto bella ed oltra modo avveduta, e tanto piacevole che da tutta la corte era portata in palma di mano. Aperse adunque a questa la duchessa tutti i segreti del suo amore, e a lei chiese aita e conseglio. Giulia, udendo l’intenzione de la sua signora che vie più che la vita amava, le ebbe una grandissima compassione, e si sforzò, a la meglio che seppe, confortarla, promettendole che tanto s’affaticherebbe che troveria modo e via di venir a capo di questa impresa. Il conforto de la fida cameriera e le larghe promesse alleggerirono in gran parte le pene de la duchessa. Pensò Giulia e ripensò pur assai sovra le cose a lei proposte, e dopo mille e mille pensieri si fermò in questo che più le parve a proposito: che senza aita d’alcuno avveduto e saggio uomo era quasi impossibile a sanar la mentale e cordiale infermità de la sua signora. Sapete esser consuetudine che generalmente in tutte le corte i cortegiani fanno l’amore e si intertengono con le donne che ci sono. Era alora medico de la signora duchessa un cittadino milanese chiamato maestro Francesco Appiano, bisavolo del gentilissimo nostro maestro Francesco Appiano, che fu medico di Francesco Sforza, secondo di questo nome duca di Milano. Giulia fin alora non s’era molto curata de l’amore del medico, ancor che gli facesse assai buon viso; ma conoscendolo uomo di buona maniera, avveduto e intromettente e atto a dar compimento ad ogni impresa, conchiuse tra sè nessuno esser più al proposito di costui. E fatto questo presuposito, lo communicò a la duchessa. Ella lo trovò buono ed impose a Giulia che cominciasse con la coda de l’occhiolino ad adescarlo e pascerlo con liete ed amorose viste; il che la sagace ed avveduta donzella diligentemente ad essecuzione mandò. Il medico, che ne era da vero innamorato, tutto gioiva e si riputava felicissimo, sperando venir ad ottimo termine del suo amore. Ella secondo l’ordine avuto da la sua signora, poi che le parve averlo a sufficienza acceso, le disse una sera: – La signora duchessa si sente alquanto indisposta e vorrebbe che dimane, avanti che si levi, voi veniste in camera, e da lei intenderete gli accidenti del suo male e vederete il segno, e farete quelle provigioni che l’infermità ricerca. – Il medico disse di farlo. Venuto poi il matino, se n’andò in castello ed entrò ne l’anticamera, attendendo esser intromesso. Avevano già la duchessa e Giulia ordinato insieme quanto era da dire al medico, il quale nel vero credeva la duchessa esser indisposta e cagionevole de la persona; e certo ella stava male, ma non d’infermità ove Galeno, Ippocrate ed Avicenna devessero