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madre in grandissima allegrezza. Dopo desinare attese un pezzo a far entrare la sua galera in Vinegia e far quanto era necessario. Andò poi col comito a veder la sua Elena, con la quale gioiosamente cenò e la notte dormì. La matina poi insieme con il fedelissimo comito si consegliò di ciò che fosse a far circa il governo d’Elena. E dopo molte cose, conchiuse Gerardo che con assai più comodità e più onore, fin che si palesasse il matrimonio, ella starebbe con Lionardo suo cognato, onde il giorno seguente andò Gerardo a desinar con lui e con la sorella. Dopo desinare gli pregò che si riducessero in camera, perchè aveva loro da parlar di segreto. Entrati tutti tre in camera, in questo modo Gerardo a parlar cominciò: – Magnifico cognato e tu carissima sirocchia, la cagione perchè io v’abbia qui ridutti è cosa che a me importa grandissimamente ed ha bisogno di segretezza e di aita. E perchè so quanto m’amate e che ad ottener un piacer da voi non mi bisogna usar quelle cerimonie di parole' 'che farei ricercando alcuni stranieri, verrò al fatto. – Quivi dal capo fin al fine narrò loro tutta l’istoria del suo amore e l’orrendo caso occorso a la moglie, la quale aveva ridotto ne la casa del suo comito. Soggiunse poi che fussero contenti che egli conducesse in casa loro la moglie e che la tenessero fin che il matrimonio si facesse manifesto, non sapendo egli ove per alora potesse più onorata e fidatamente collocarla che ne le mani loro. Restarono Lionardo e la moglie pieni di estrema meraviglia udendo lo strano e periglioso caso avvenuto a la cognata, parendo loro che favole se gli narrassero; ma assicurati il fatto esser come udito avevano, molto volentieri accettarono l’impresa del governo de la cognata; onde di brigata montati in gondola se n’andarono a casa del comito a pigliar Elena e la condussero in casa di Lionardo. Ma che diremo noi de la sconsolata balia? Ella, sapendo Gerardo esser tornato, non ardiva presentarsegli innanzi, tanto era il dolore de la perdita de la sua Elena. Non passarono molti dì dopo il ritorno di Gerardo, che suo padre cominciò a parlarli di volerlo maritare; ma egli sempre si scusò con dire che era giovine e che ancor tempo non era di legarsi a lo stretto nodo del matrimonio, e che gli pareva onesto di goder in libertà la sua gioventù, come esso suo padre fatto aveva, il quale quando si maritò era di molto più tempo di lui. Passarono alquanti giorni tra questi contrasti del padre e del figliuolo, e Gerardo quasi ogni notte se n’andava a godersi la moglie. Sapeva messer Paolo come il figliuolo quasi per l’ordinario dormiva fuor di casa, ma non sapendo dove, dubitava