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vita. Communemente il viaggio di Barutti dura sei mesi o sette al più. Pertanto, figliuolo caro, mettiti ad ordine di tutto quello che ti bisogna per cotal viaggio, chè io del tutto ti provederò. Quando poi sarai ritornato, daremo quello assetto ai casi nostri, che nostro signor Iddio ci spirerà. – Attendeva messer Paolo che il figliuolo allegramente rispondesse che era presto per far quanto gli diceva, parendogli averli messo per le mani un viaggio non meno onorevole che utile. Ma Gerardo, a cui impossibile pareva di poter dimorar un giorno vivo lungi da la sua donna, fieramente ne l’animo suo turbato, ben che di fuori la còlera e il dolore non mostrasse, senza far' 'motto se ne stava. – Tu non mi rispondi, – gli disse alora il padre. – Io, – rispose egli, – non so che mi dire, perciò che volentieri vorrei ubidirvi, ma a me è impossibile farlo, essendomi l’andare per il mare contrario e molto nocivo, chè quando io navigassi mi parria volontariamente correre ad una manifesta morte. Per questo vi piacerà perdonarmi ed accettare la mia giustissima scusazione. E certissimamente mi duole di non potervi ubidire. – Messer Paolo, che mai non si averia pensato che il figliuolo così fatta risposta gli avesse fatta, restò pieno di meraviglia ed insiememente di dolore; e ritornato a ripregarlo ed usar seco dolci ed agre parole, sempre indarno s’affaticò, altro dal figliuolo non avendo che la primiera risposta. Così in discordia da tavola levati, andarono chi in qua e chi in là. Il padre, oltra modo dolente del caso avvenuto, andò a Rialto e ritrovò suo genero, giovine ricco e nobile, e dopo molti ragionamenti gli disse: – Lionardo, – chè tale era il nome del genero, – io aveva accordato una galea per mandare Gerardo, con alquante robe che ho, a Barutti; ma quando io n’ho parlato seco, egli m’ha trovate sue scuse per le quali mi dà ad intendere non vi poter ire. Ora quando tu voglia andarvi, tra te e me non accaderà far troppe parole, se non che io ti farò quella parte del guadagno che tu vorrai. – Ringraziò affettuosamente Lionardo il suocero, e sè essere presto a fare quanto gli aggradiva, rispose; onde in un tratto s’accordarono. Gerardo da l’altra parte attendeva la vegnente notte, e del desiderio suo a la moglie fece il consueto segno. Venuta l’ora oportuna, entrato in casa e a la camera pervenuto, dopo i saluti e i soliti abbracciari e baci, essendosi posti a sedere, così disse Gerardo a la moglie: – Consorte mia, a me più cara che la propria vita, forse vi sète meravigliata che oggi abbia fatta così grande instanzia di venir a starmi con voi, essendovi anco stato la notte passata. Ma lasciamo andare che io ci desideri esser