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vostro si doni onesto compimento. Eccovi qui al capo di questo letto l’imagine rappresentante la gloriosa Regina del cielo con la figura del suo figliuolo nostro Salvatore in braccio, i quali io prego e voi altresì pregar devete che al matrimonio, che insieme sète per parole di presente per contraere, diano buono principio, meglior mezzo ed ottimo fine. – Detto questo, la buona balia disse le belle parole che in simili sposalizii, secondo la lodata consuetudine de la catolica romana Chiesa, dir si sogliono communemente. E così Gerardo a la sua cara Elena diede l’anello. Ma qual fosse dei novelli sposi l’allegrezza, pensatelo voi. Veggendo la balia la cosa condutta a buon termine, gli essortò, poi che avevano la commodità, a trastullarsi insieme. E partitasi, lasciò i campioni ne lo steccato e andò a basso ove il bucato si faceva. Ciò che gli sposi serrati in camera facessero, perchè testimonii non ci erano, io non vi saperei dire; ma persona qui non è che non lo possa a punto come fu imaginare, da se stesso facendo giudicio se in simil caso trovato si fosse. La balia, poi che le parve che i combattenti assai fossero insieme dimorati, se ne andò a la camera loro, e quelli sazii non già ma forse stracchi ritrovati, entrò con varii ragionamenti e sollazzevoli motti per rallegrargli vie più di quello che erano. Messo poi ordine, a ciò che per l’avenire senza pericolo si potessero insieme ritrovare, fin che venisse l’occasione di palesar il matrimonio contratto e consueto, dopo molti soavissimi baci, Gerardo con l’aita e la scorta de la sagace balia, senza esser veduto, se n’uscì di camera e di casa, non capendo ne la pelle per la soverchia allegrezza che dolcissimamente tutto l’ingombrava. Restò Elena dolente per la partita del marito, ma per altro poi tanto lieta quanto dir si possa. Ella si trovava la più contenta donna che fosse in Vinegia, e benediva l’ora e il punto che Gerardo aveva veduto. Ma che diremo de le mirabilissime e poderose forze de l’amore? il quale, se entrando nel petto a' 'Cimone, di rozzo, ignorante e selvaggio, non uomo ma bestia che era, in un tratto lo rese accorto, gentile, saggio ed umano, il medesimo fece d’Elena. Ella come cominciò a gustar il gioco de l’amore, e che le divine fiamme amorose le scaldarono ed allumaronle il core, subito se le apersero gli occhi de l’intelletto e divenne in modo gentile, avveduta, scaltrita e sì aggraziata, che pochissime uguali e nessuna superiore di grazia, di beltà e di donnesco avvedimento in Vinegia aveva, e di giorno in giorno le sue doti megliori si facevano. Gerardo ognora vie più contentandosi, tutte le volte che con l’aita de la sagace balia poteva, andava la notte a giacersi con la sua cara