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il tutto non vi disperate. Vi sia per essempio questa infelice giovane, la quale disperata, non le parendo poter più goder il suo amante, ha eletto avvelenarsi. Ed avendo ne l’animo suo fatta questa deliberazione, [cercava] con qual sorte di veleno si devesse ancidere e con che modo il veleno potesse avere. Praticava in casa di lei il greco da</nowiki>' 'Santa Palma, uomo di palazzo e molto domestico di Camillo. Questo si fece ella domandare e l’interrogò se aveva conoscenza d’un Gerone Sasso che, per quello che per tutta la città suonava, era un famoso ribaldo, e tra l’altre sue sceleratezze aveva fama che in cuocer ed affinar veleni era senza pari. Era ancor pubblica voce che, volendo provar una composizione che fatta aveva di certo veleno, che l’esperimentò in una sua fantesca, che più di venti anni era servente in casa di lui stata, la quale in breve spazio morì. Io mi trovai un dì presente che un gran signore gli disse: – Gerone, tu desti pur quella volta un bon salario a la tua fante che tanti anni t’aveva servito, quando con quattro gocciole d’acqua che tu stilli la mandasti a l’altro mondo. – Non ardì il manigoldo a negarlo, ma sogghignando faceva vista di burlare. Ma torniamo al greco, il quale a Cinzia rispose che lo conosceva familiarmente. – Vorrò, – soggiuns’ella, – un servigio da te, e quando sarà tempo te lo richiederò. – Pensò Cinzia dopoi non voler usar più l’opera del greco, perchè era troppo domestico di Camillo, e sovvenutole poi di Mario Organiero ch’aveva fama anco ei di cuocere e distillare acque mortifere, le quali in due o tre giorni senza segno esteriore a berne nel vino o in altro modo, ammazzavano chi ne beveva, a lui deliberò ricorrere. E perchè Mario era suo amico, ella gli scrisse un bollettino, fingendo certe sue favole, che, astretta da un gentiluomo, era sforzata pregarlo che le volesse dare un cucchiaro de la sua acqua, affermandoli che la cosa sarebbe segretissima e che di questo ella ne guadagnava scudi d’oro. Sapeva Mario che Camillo s’era levato da la pratica di Cinzia, e, veduto la lettera di quella, dubitò che ella forse avvelenar lo volesse; il perchè, trovatolo gli disse: – Io non so chi abbia persuaso nè dato ad intendere che io distilli acque velenose, non essendo mio mestiero. Nè anco vorrei saperlo fare! Che Dio da simile sceleraggine mi guardi. Ma perchè io mi diletto di cuocere e distillar acque odorifere, e far degli ogli odorati, e componere lisci e belletti per donne, alcuni m’hanno data questa mala fama. Che Dio tanto faccia lor tristi quanto desidero io esser buono. Ora vedi ciò che Cinzia mi scrive: chè se ella volesse altra acqua