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le divine ed invisibili sue forze di maniera che molte volte si vede trasformar l’amante ne l’amato e totalmente cangiar natura e costumi, divenendo altri da quello che prima era, nondimeno quasi ordinariamente amore opera in un colerico d’una guisa e in un malinconico d’un’altra. Vedemo altresì diverse l’operazioni del flemmatico da quelle del sanguigno, ogni volta che l’amore nei petti loro alberga, imperò che egli non può tanto con le sue forze e focose fiamme ardere, cimentare e trasmutare l’uomo, e nei continovi ed ardentissimi incendi affinarlo, che l’anima per lo più de le volte non vada per il suo natural camino seguitando le passioni del corpo. Il perchè non è meraviglia se quell’amante si vede sempre star in festa e gioia, ed ancora che la sua donna lo sprezzi e se gli scopra ritrosa, non accettando la servitù di quello, egli per tutto ciò non si dispera, ma quanto vede e quanto soffre tanto prende in grado, perchè la sua natia disposizione è tale. Quell’altro da l’idolo suo terrestre accarezzato, e che per soverchia contentezza tocca il cielo col dito, sta pure di continovo tutto ingombrato d’amorosa passione, ed in un mare d’allegrezza piange e sospira, sempre pieno e colmo di gelate paure. Altri ora ride, ora lagrima, ora sta sospeso tra due, e così, al viso di colei che ama, si cangia, si governa e regge come il navigante ne le fortunose tempeste al gelato segno de la tramontana. Indi assai variamente si gusta il piacere e la doglia si disprezza e il viver si fugge ed aborre, e spesso la morte si brama e cerca dai felici e dagli sfortunati amanti, secondo che i temperamenti di questi e di quelli sono varii. Ma di queste differenze d’uomini e varietà d’amori per ora non voglio ragionare, imperò che altro luogo a puntalmente questionarne, e più grande spazio d’aringo saria di bisogno a voler il tutto discorrere; ed io non mi mossi, madama mia onoranda, a scrivervi al presente per voler de le questioni dei filosofanti disputare, ma per farvi conoscere che ogni dì ne l’ampio regno d’Amore nascono nuovi accidenti. E sì come gli amanti sono d’appetiti, di natura, di costumi e di lunga consuetudine, che a lungo andare si fa un’altra natura, e d’azioni, difformi, così veggiamo ogni ora ciò che s’adopera esser a l’operante simile. Può bene l’educazione e la libera volontà nostra cangiar queste passioni corporee, ma io parlo di ciò che per l’ordinario si costuma. Ora se a questa nostra età gli uomini si dilettassero di scriver tutte quelle segnalate ed eccellenti cose che a la giornata accadono e che d’eterna memoria sono meritevoli, oltra