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forza a pigliar Aelips e menarla al palazzo, e mal grado di lei far di lei ogni sua voluntà, dicendo che non stava bene che una femina devesse schernirsi del suo re e ai desiderii di quello non le convenisse mostrar' 'tanta schivezza. Vi furono ancora di quelli che venduto il pesce avevano, i quali s’offersero d’andar eglino in persona a prenderla, e non volendo ella di grado venire, tirarnela per i capegli. Il re che l’adirarsi da dovero a l’ultimo si serbava, non volendo ancor usar la forza, volle prima tentar l’animo de la madre d’essa Aelips e a lei mandò il suo fidato cameriero che del tutto era ottimamente instrutto. Il quale subito andò a ritrovar la contessa e dopo le convenevoli salutazioni le disse: – Il re nostro sire, signora contessa, molto affettuosamente vi saluta e per me vi fa intendere che egli ha fatto cosa a lui possibile, e forse più che non se gli conveniva, per acquistar la buona grazia e l’amor di vostra figliuola e far di modo che il tutto segretamente succedesse, per non venir a la bocca del volgo. Ora veggendo che a capo di questo suo desiderio venir non può per cosa che si faccia e fatta abbia, e che non trova compenso che giova se la forza non v’usa, vi manda dicendo che se voi non provederete ai casi vostri, operando che ei abbia l’intento suo, che siate sicura che a mal grado vostro vi farà, publicamente e con poco onore di tutti voi, levar la figliuola con mano armata di casa, e che dove deliberava esser amico al conte e a tutti e fargli del bene, che loro sarà nemicissimo. Egli farà conoscere che cosa sa fare quando egli è adirato e s’ha messo una openione in capo, e che si delibera voler alcuna cosa come ora è deliberato, parendoli che non debbia tutto il dì languire e lasciar che altri di lui si rida e gabbi. E con questo, signora contessa, a Dio vi lascio. – Ella, udita così insperata e fiera proposta, da tanto spavento fu sovrapresa, che già le pareva veder la figliuola esserle per i capegli innanzi gli occhi tirata fuori di casa, e straziata a brano a brano andar gridando a piena voce mercè. Onde tutta lagrimosa e tremante pregò caldissimamente il cameriero che in buona grazia del re la volesse raccomandare e supplicarlo a non voler correr così in furia a disonorar la casa del conte, che sempre gli era stato fedelissimo servidore. Poi gli disse che ella parlerebbe con la figliuola e che tanto farebbe che la persuaderia a compiacer al re. Con questa buona risposta partì il cameriero, e la contessa piangendo n’andò a la camera di Aelips, che suoi lavori faceva con le sue donzelle. Mandate fuor di camera la contessa tutte le donne, a lato di Aelips si assise, la quale levata s’era ad onorarla e riceverla, molto piena di meraviglia del lagrimar di