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a cui queste feste non piacevano, non volle mai che la Zanina venisse in ballo; il che fece che non solamente quelli di casa che già sapevano il suo male, ma i forestieri tutti s’accorsero che egli aveva freddo ai piedi. Un’altra volta al tempo del carnevale ballandosi ed essendo ella in ballo, a la fine de la festa cominciò a farsi il ballo del torchio. Come Gandino vide cominciarsi questo ballo, entrò in tanta gelosia che assalito da subita còlera, senza considerar ciò che si facesse, andò e levò la moglie di mano a uno con cui ballava, e la fece ritirar a la camera con biasimo di quanti v’erano e grandissimo sdegno. Ma egli non si curava che altri mormorasse di lui, nè mai tanto lo seppe la signora gridare che volesse far altrimenti che a suo modo. E perchè, come v’ho detto, era sospettosissimo, andava tutto il dì per casa fiutando come un can segugio per spiar tutto ciò che si faceva, e mille volte l’ora in qua e in là trascorreva, che pareva proprio che fondato fosse su l’argento vivo, o vero che morso fosse stato da una de le tarantole de la Puglia. Essendo adunque Gandino di questo modo concio, o fosse vero o fingesse, mai non riposava. Sogliono communemente le damigelle che ne le corti s’allevano, quanto più sono di poveri parenti e di vil sangue nate, tanto più far le grandi e volersi sempre porre innanzi a le meglio nate di loro. Così faceva Zanina, che nel modo suo del vivere pareva a punto che uscita fosse da l’illustrissima schiatta dei nobilissimi signori Vesconti, e poche donne vedeva de le quali non dicesse male, come se ella fosse stata la più nobile e la più bella del mondo. Come fu maritata, pochi giorni passavano che non si lamentasse de la doglia del capo, e se ne stava uno e dui giorni in camera senza servir la padrona nè far cosa alcuna. In questo tempo Gandino da lato a lei punto non si partiva e mostrava in apparenza aver maggior dolor di lei. Era divenuto maggiordomo Gandino de la signora Clarice, ed ogni volta che la moglie si mostrava inferma e stava ritirata in camera, egli la faceva servir come una prencipessa e le faceva portar le sue vivande in piatti d’argento e coperti, e voleva che mentre mangiava i servidori la servissero a capo scoperto. Il che mi abbattei una volta a veder essendo a Gibello, e mi parve molto strano veggendo che in servir a tavola la signora Clarice stavano coperti. Zanina che era scaltrita e più maliziosa d’una volpe, per meglio confettar il marito che era un augellaccio e nuovo squasimodeo, e talora se un’oncia di male sentiva, fingeva averne più di cento libbre, e se ne stava tutto ’l dì in camera con il Petrarca, le Centonovelle o il Furioso,