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a tutti gli altri sarebbe vergogna, ma a me sarebbe sacrilegio, essendole io quel divoto servidore che sono. E se talora qualcuno si scandalizzasse, deve questo tale ridursi a memoria che nel senato del nostro clementissimo messer Giesu Cristo, ove non erano se non dodici uomini, ce ne fu uno che per ingordigia di danari lo diede in mano traditoramente ai suoi capitalissimi nemici. Non sarà adunque meraviglia se ne la religione dei frati minori ove sono molti prodi e santi uomini, se ne ritruova talora alcuno che sia uomo di mala vita, essendo essi dispersi per tutte le parti del mondo, e in tanto numero che non ha tante mosche la state la Puglia. Ora venendo al fatto, ciò che dirò ho sentito narrare al nostro divin poeta e in molte scienze dottissimo messer Giovanni Gioviniano Pontano, che tutti devete aver conosciuto, non essendo ancora troppo che il buon vecchio morì. Soleva adunque egli in ogni tempo, ma più in questa sua ultima età, ov’era libero dai publici negozi, tener la brigata ch’era seco in grandissimo piacere, perciò che sempre aveva qualche cosa nuova da dire. Disse adunque tra l’altre volte che essendo egli segretario de la felice memoria del re Ferrando padre vostro, madama, che in Napoli venne a predicar fra Francesco spagnuolo de l’ordine dei frati minori; il quale quantunque fosse grossolano e senza lettere, nondimeno essendo audacissimo e sovra ogn’altro ambizioso e meglio di ciascuno sapendo simulare, caminando col collo torto e portando la cappa sudicia e stracciata, s’acquistò tanto credito appo il popolo che tutto il mondo dietro gli correva. Aveva egli benissimo apparata la lingua nostra, e in ogni luogo ove si trovava da ogn’ora col crocifisso in mano faceva un sermone. Egli non si vergognò publicamente predicare che tutto quello che diceva il giorno, gli era la notte dai santi angeli in orazione rivelato. Nè di questo contento, mille revelazioni si faceva su le dita; e quello diceva a la morte sua esser salito in cielo senza toccar le pene del purgatorio, quell’altro esser sceso al purgatorio e quell’altro rovinato nel profondissimo baratro del penoso inferno, dicendo che tutte queste cose nostro signor Iddio gli aveva rivelate. Aveva predicato in Calavria con una stupendissima grazia, e ne le sue prediche altro non si sentiva che riprender i vizii e dir tutto quello che in bocca gli veniva. Nel tempo ch’egli venne a Napoli avvenne che il re catolico insieme con la reina Isabella di Castiglia, donna in ogni secolo mirabile, fe’ uscir dei regni de la Spagna tutti i giudei e marrani che vi si trovavano, dei quali, e massimamente