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e reverendissimo signor Lodovico di Ragona cardinale


Il volersi senza l’opere acquistar nome di santità pare che per il più regni ne le persone religiose che in altri, perciò che tutti vorrebbero esser tenuti santi, e se qualche vizio in loro si truova, si sforzano celarlo più che sia possibile, sì per riverenza de l’abito, come anco per tema del severissimo castigo che loro dai superiori vien dato. Ma perchè tutte le simulazioni sono come l’erba sotto la neve, che a breve andar si scopre, così tutti questi ippocriti col corso del tempo sono scoperti ed assai spesso beffati. Il che è cagione che molte fiate i veri e buoni religiosi non hanno quel credito che si deveria. Ed essendo in Napoli scopertosi certa ipocrisia d’una persona religiosa, e di quella a la presenza di vostra zia – madama Beatrice di Ragona reina d’Ungaria, rimasta vedova per la morte de l’immortal eroe il re Mattia Corvino – parlandosi, il signor Francesco Siciliano maggiordomo di quella, uomo attempato e molto da bene, fu da quella richiesto che narrasse ciò che avvenne a fra Francesco spagnuolo, che voleva esser tenuto agnello ed era lupo rapacissimo. Il signor Francesco assai si scusò di non dirlo. Voi che quivi eravate vicino a lei, devete ricordarvi ciò che la reina gli replicò, chè per ora non accade scriverlo. Egli dunque da quella astretto disse come la cosa era passata, la quale subito fu da me scritta. E non volendo che senza padrone resti, al nome vostro la dono e consacro per segno de la mia servitù e dei molti beneficii da voi ricevuti. State sano.


NOVELLA XXXII
Frate Francesco spagnolo volendo cacciar con inganni i giudei del regno di Napoli è imprigionato.


Perciò che, sacra reina, io mal volentieri metto la lingua mia ne le cose pertinenti a le persone religiose, le quali, se non per altro, almeno per il sacramento che hanno a dosso sono degne di riverenza, io desidero appo tutti esser scusato, chè quello che dirò è da me detto per comandamento di quella a cui non ubidire