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fatto s’era e che innanzi al desinare egli con la compagnia sarebbe là. Erano circa cinquanta giorni che il signor Roderico aveva lasciato il misero amante in qualche speranza di racquistar la grazia de la sua signora, il quale in questo tempo essendo vivuto assai bene e con lieta compagnia più del consueto, aveva in gran parte ricuperato il natural suo colore e quasi a la sua bellezza e vivacità restituito esser si vedeva. Or quando egli dal mandato messo del suo amico intese le cose come erano seguite, stette buona pezza attonito e quasi fuor di sè. Poi pensando che egli fra un’ora vederebbe colei che tanto amava, sentì un riscaldamento di sangue, un batter di core ed un sudor freddo per tutte le membra con mill’altri accidenti, di modo che luogo non trovava nè sapeva che farsi. Fra questo mezzo avvicinandosi il signor Roderico a la caverna, s’accostò a Ginevra la bionda, a cui sempre celato s’era, e a quella, di continovo per la morte del suo innamorato e disgrazia ove si trovava lagrimante, disse: – Io so che forte vi meravigliarete, signora mia, di vedermi qui come mi vedete, e parravvi gravissimo che essendo io sempre stato di casa vostra amico nè da voi avendo ingiuria ricevuta già mai, abbia voi ne la via publica presa ed in luoghi solitarii e selvaggi ridotta. Ma quando di ciò vi fia la cagione aperta, io non dubito punto che dando voi luogo a la ragione io non sia da voi lodato. E perchè siamo presso al luogo ov’io ho a condurvi, vi dico che non per rapirvi la vostra verginità hovvi qui menata, chè sapete che per altra io ardo, ma per rendervi il vostro onore e la fama, che voi trascuratamente in tutto cercavate macchiare; per altri ho fatto quello che per me vorrei che in simil accidente si facesse. Il signor don Diego, per non tenervi più a bada, il quale già tanto amaste e che sì fedelmente v’ha sempre amato ed ama, anzi che v’adora, e che per non soffrir l’ira dei vostri sdegni si era come disperato chiuso in una spelonca a vivere come selvaggio e fuor di speme d’esser mai più al mondo, è colui al quale io v’accompagno e conduco. – E narratole come di Guascogna tornando l’aveva ne la deserta grotta trovato e tutto quello che seco tramato aveva, la pregò a rasciugar le lagrime, deporre gli sdegni dei quali ragion alcuna non ci era e ricever esso don Diego ne la sua solita grazia. Era stata la disperata giovane a questi parlari sì stordita e fuor di sè che quasi non poteva formar parola, e de la morte del suo nuovo amante sì era in còlera e doglia, che se avesse potuto con le mani cavar gli occhi al signor Roderico l’averebbe ella fatto più che volentieri; e tanto