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d’alcuni giovini, tra i quali fu eletto per uno dei principali don Diego, del quale parliamo. Il perchè mandò a la madre che gli provedesse di quanto era bisogno a la giostra a ciò che potesse onoratamente, come era cosa ragionevole, in tal festa mostrarsi. La madre, che era donna saggia e che il figliuolo amava a par degli occhi suoi, gli mandò danari in abbondanza e servidori onorevoli, scrivendogli che non risparmiasse cosa alcuna pur che si facesse onore. Egli poi si provide di arme e di cavalli a proposito, e ogni dì sotto la cura d’un ottimo giostratore si essercitava. Venne il re Filippo e fu dai barcellonesi onoratamente ricevuto, e fattoli tutte le dimostrazioni che a quella città erano possibili, perciò che egli era genero di Ferrando re catolico, che alora per la morte de la reina Isabella era navigato verso il regno di Napoli, e morendo esso re catolico, Filippo d’Austria ereditava il tutto. La giostra si fece, ne la quale non giostrò se non giovini nobilissimi che mai più non avevano portato arme. De la giostra, che fu molto bella, don Diego ebbe l’onore. Onde il re Filippo, che il vedeva giovine di dicenove anni, lo fece cavaliere e a la presenza di tutta la città molto lo commendò, essortandolo a perseverar di bene in meglio. Partito il re Filippo per andare in Castiglia, don Diego che desiderava veder la madre che lungo tempo veduta non aveva, dato ordine a quanto era in Barcellona, di quella si partì e andò a le sue castella. Quivi da la madre amorevolmente raccolto si diede tutto il dì andar a la caccia ora di cervi ed ora di porci cingiari, dei quali il paese era pieno. Talvolta ancora entrava dentro la montagna ed ammazzava qualche orso. Avvenne un dì che, avendo lasciati i cani dietro alcuni caprioli ed egli seguendo il corso loro, trovò dentro un boschetto molti cervi, dei quali uno saltò fuori e si mise a correr dinanzi al cavaliero. Egli come vide il cervo, lasciata la traccia dei caprioli, deliberò correr dietro a quello, e detto ad alcuni dei suoi che lo seguissero, si diede a sciolta briglia a seguitarlo. Quattro di quelli che seco erano ed avevano assai buone cavalcature, seguitarono il lor padrone. Ma il correr lor durò poco tempo, con ciò sia che il cavaliero era sovra un giannetto grandissimo corridore. Onde lo perdettero di vista, di maniera che don Diego, seguendo il velocissimo corso del cervo, s’allontanò molto dai suoi. Ma non dopo molto avendo già corso buona pezza e sentendo che il cavallo perdeva la lena e il cervo più che prima via se ne volava, si ritrovò molto di mala voglia. Il cervo si dileguò dinanzi a lui, ed egli non avendo nessuno dei