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fratello micidiale, ed in modo alcuno accordar non vi si poteva deliberando correr una medesima fortuna col preso fratello. Ma l’altro tanto gli predicò e sì lo seppe persuadere che a la fine, avvicinandosi l’aurora, e stringendogli i cintolini a dosso, egli, tuttavia amarissimamente lagrimando, al prigione con un coltello tagliata la testa e nei panni del morto involta, carco d’oro, sovra modo dolente, fuori uscì e le pietre al luogo loro maestrevolmente rimise. Tornato a casa pieno di lagrime, il successo pietoso caso a la madre contando, quella colmò di pianti e di sospiri. Seppellirono poi il teschio in casa e le sanguinolenti vesti lavarono. Il re, la matina dentro il luogo del tesoro entrato, veggendo l’ignudo corpo senza testa, rimase stordito, e non veggendo segno alcuno nè vestigio del ladro che comprender si potesse nessuno essere in quel luogo entrato, non sapeva che imaginarsi. Risguardato poi diligentissimamente il corpo e per tutte le parti ben considerato, e non potendo conoscer fattezza che si fosse, era per uscir di se stesso, perciò che avendo ritrovati i suggelli delle serrature intieri, e per le finestre, che di spesse e fortissime ferrate erano concie ed in parte alcuna non tócche, sapendo che entrar non si poteva, non sapeva altro imaginarsi se non che ci fosse alcun mago che per via d’incantesimi avesse i suoi tesori involati. Del che ne restava molto di mala voglia. Fatto poi cavar il corpo e messo in publico e promesso gran premio a chi conosciuto l’avesse, fu esso cadavere da molti considerato; ma nessuno al vero s’appose già mai. Fece alora il re, molto lontano dal ricco edificio in un praticello vicino a la strada publica alzare un paio di forche e sovra per i piedi appiccarvi il cadavere, e vi pose sei uomini a la guardia, strettissimamente a quegli comandando che con buona custodia di giorno e di notte l’impiccato guardassero; minacciando loro che se quel corpo gli era involato, che egli tutti li farebbe senza pietà porre in croce. Gli impose ancora che mettessero mente a chi per la strada passava andando o venendo, e se alcuno veduto il corpo piangeva, sospirava, si condoleva o mostrava in altro modo aver de l’impiccato compassione, che subito il pigliassero ed a lui fosse incontinente condotto. La madre del ladro, che senza ricever consolazione aveva pianto la morte del figliuolo, intendendo quello così ignominiosamente esser per i piedi come traditore a le forche attaccato, non sapendo questa percossa di fortuna avversa con pazienza e prudenza sofferire, chiamato l’altro figliuolo, tutta turbata e sovrapresa da la passione in questa guisa disse: – Tu hai ammazzato tuo fratello, mio figliuolo, ed a quello