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d’alcuno a cui vogliono male, e poi sputano veleno a l’ultimo fuori con dire: – Egli ha perciò fatto la tale e la tal cosa e non si deve fidar di lui, perciò che va doppiamente, – e le buone opere interpretano in male. Questi maldicenti si deveno fuggire come la peste, essendo in effetto essi la peste e il morbo de le case e de le corti e cagione bene spesso di grandissimi mali. Ma tornando ove io diceva che il marito chiese perdono a la innocente donna, vi dico che ella gli perdonò molto graziosamente, e gli manifestò l’audace e presontuoso assalto che con parole fatto le aveva il ribaldo maggiordomo. Averebbe voluto alora il signore che il traditore fosse stato vivo a ciò che di nuovo l’avesse potuto vedere a brano a brano lacerare dai famelici lioni, parendoli che la sceleratezza di lui meritasse mille crudelissime morti. Fece poi esso signore su l’entrata del suo castello intagliare da scultori eccellenti in finissimi marmi tutta questa istoria, a ciò che la memoria ne durasse perpetuamente, come da chi va a quel castello ancora oggi si vede. Eccovi che sfortunato fine ebbe il mal regolato appetito del disonesto e disleal servidore, degno di molto più fiera ed acerba morte di quella che miseramente fece. Onde si può con verità conchiudere che le cose cominciate con cattivo principio conseguino di rado buon fine, come per il contrario le principiate bene ordinariamente vanno di bene in meglio con ottimo fine.


IL BANDELLO AL MOLTO ILLUSTRE SIGNORE LODOVICO TIZZONE CONTE DI DECIANA


Partendoci questi dì passati frate Girolamo vostro figliuolo ed io, per andar a visitare il sepolcro di Varallo e quei bellissimi e divoti luoghi fatti e ordinati a simiglianza dei luoghi di Terra Santa, dapoi compito il viaggio e ritornati allegramente a Deciana, voi voleste che andassimo a goder l’amenità ed il fresco in Monferrato, del vostro castello di Ponzano, vicino a la famosa chiesa di Santa Maria di Creta. Era tra gli altri che vennero di compagnia con noi l’eccellente dottore messer Costantino Tizzone, uomo, come meglio di me sapete, oltra le buone