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carogna come tu sei sostenere. Tu puoi pensare come il fatto tuo va. Quanto era meglio, povero disgraziato, che quando eravamo in mare tu con la tua bagascia ti fossi affogato. – A questo il veramente sfortunato Marco Antonio con le lagrime su gli occhi rispose: – Che debb’io fare, bella giovane, se di vita non posso uscire? Io son fuor di me stesso. Ho uccisa la moglie, perduta l’amante, perduti i danari e quanto rimaso m’era; fuggito da la patria e non potendo per morte uscir di travaglio, che vuoi che io faccia? Almeno avessi io un coltello, chè pur vederei se egli mi sapesse questo scelerato petto aprire. – Fatta alquanto pietosa la moglie a queste parole, gli disse: – Romano, sia con Dio; quello che è andato sia per ito, perciò che rimedio non se gli può porre. Ma se io credessi che tu cangiassi vezzo e volessi esser meco altro uomo che tu non fosti con tua moglie, io averei di te pietà e ti metterei tal partito a le mani, che tu ed io insieme trionfaremo. Ma io dubito che per ogni feminuccia che vederai e che punto ti piaccia, che tu mi lascierai su le secche di Barbaria, e forse di me farai ciò che de la moglie facesti. Tu mi sembri esser di così poco cervello, che io non so ciò che di te mi dica. – Che vuoi che io faccia? – disse Marc’Antonio. – Forse che sì fatta cosa mi dirai, che io la vita a me perdonando, a te senza fine restarò ubligatissimo. – Vedi, – rispose alora la donna, – io sono Giulia da Barcellona, che fanciulla fui a Roma condutta, e sì bene m’è avvenuto che io mi truovo qualche centinaia di ducati. Se tu vuoi giurarmi che mi farai bona compagnia, io starò a posta tua e anderemo in qualche città qui vicina, dove tu mi metterai a guadagnare e ci daremo il meglior tempo del mondo. – A Marco Antonio parve il partito molto buono, e giurò quanto ella seppe chiedere, promettendole la fede di esserle sempre ubidiente. E così di compagnia andarono a una villa assai vicina, ove, spiando il paese, conobbero che erano assai appresso a Genova. Deliberarono adunque andar là e quivi piantar bottega, e così fecero. Io non so che dirmi di questo diavolo di femina: non vi pare egli che ella assai domesticamente il marito tratti? Deveva pur bastarle che era stata in nave publica meretrice, senza voler ancor che il marito in Genova le fosse ruffiano. Preghi ciascuno Iddio che da simili donne lo guardi. Vennero adunque a Genova, ed avuta una stanza nel chiazzo attesero a guadagnare. Vi so dire che Faustina fece prove bellissime del corpo suo, essendo ogni sera più stracca che sazia. Molti dì stettero in così vituperoso essercizio, non parendo ancora a lei d’essersi ben vendicata del marito. Ora avvenne che ai parenti di Faustina