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aveva. Poi che i divini uffici con grandissima noia de l’imperadore furono finiti, chè averebbe voluto che tutto il giorno fossero durati, partì la fanciulla con le sue compagne, ed altresì l’imperadore al palazzo si ridusse, ed essendo poste le tavole si pose a mensa, ma nulla o poco mangiò, avendo tanto il pensiero a le bellezze de la veduta fanciulla rivolto, che ad altro attender non poteva. Onde sentendosi di tal sorte di lei infiammato, che il voler non ammorzare, ma scemar le fiamme, gli pareva impossibile, si ritrovò molto di mala voglia, nè sapeva che farsi. Commise ad un suo fidato cameriero che spiasse di cui ella fosse figliuola, avendogli dati i contrasegni de le vestimenta ed il luogo ove in chiesa stava. Andò il diligente cameriero, e tanto investigò, che egli intese il nome del padre de la fanciulla e a l’imperadore il rapportò. Egli, informatosi de le condizioni del gentiluomo, intese quello esser molto nobile, ma povero, ed uomo di poca levatura. Il perchè dopo molti e molti pensieri, non volendo a modo alcuno usar la forza, deliberò col mezzo del padre ottener l’intento suo. Se lo fece adunque un giorno chiamare in palazzo, e tutti di camera cacciati, volle che quello, ancor che assai il ricusasse di fare, appo sè si mettesse a sedere. Dopo che egli fu assiso, così l’imperadore, sospirando, a dire cominciò: – Io credo, messer Bellincione, che voi senza dubio sappiate come naturalmente tutti gli uomini sono inclinatissimi ad amare, sia questo o vertù o vizio; questa inclinazione è una infermità che a nessuno perdona e a tutti nuoce, perciò che non è core, pure che d’uomo sia, che o tardi o per tempo a le volte non senta gli stimoli de l’amore. Se guardarete le istorie divine, trovarete Sansone il fortissimo, David il santissimo e Solomone il più savio di tutti esser stati meravigliosamente ad amore soggetti. Se leggerete le romane, le greche e l’altre istorie, quanti ne trovarete voi che senza fine hanno amato? Cesare, che primo ci partorì l’imperio romano, a cui tutto il mondo cesse, fu di Cleopatra servo, la quale poco mancò che non facesse per amore Marco Antonio impazzire. Che fece Massinissa? Come in Puglia si diportò Annibale? Vi potrei dir di molti altri eccellentissimi uomini, duci, regi e imperatori, i quali a le fiamme amorose apersero il petto e l’amoroso vessillo seguitarono. Ma io porto ferma openione che il tutto a voi sia così chiaro come a me. Il perchè persuadendomi voi esser uomo che ne la vostra gioventù abbiate amato, non mi vergognerò discoprirvi le mie passioni e farvi noto il mio supremo disire, e poi quella aita chiedervi che al mio male qualche conforto apporti. E quando io non avessi