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colore e talor anco sospirava. Il giovinetto, veggendo che una bella donna gli faceva buon viso e dolcemente il rimirava, se ne teneva molto buono. Ma perchè non era pratico di cose d’amore, chè ancora non compiva i sedeci anni, non si curò altrimenti di corteggiar la donna nè di mandarle ambasciata alcuna. Ella, che bramava esser invitata di quello che sommamente desiderava e che di grado al giovine averebbe donato, si trovava assai di mala voglia non si vedendo richiedere. Era ella di circa trenta anni, di persona snella e ben formata, di color più tosto bianco che altrimenti, con un viso tutto ridente e dui occhi amorosi che parevano due vaghe e lucide stelle. Ora, poi che aspettato ebbe non pur giorni ma mesi, e vide che il giovane non le mandava a dir nulla, diceva spesso tra sè: – Lassa me, che farò io? Che pazzia è stata la mia ad accendermi sì fieramente di sì sempliciotto figliolo, che del mio amore punto non s’accorge? Sarò sì presuntuosa ch’io lo richiegga? Averò tanto poco rispetto a la fama mia ch’io gli scriva o mandi ambasciate? Chi sa che egli ad altri non lo ridica e di me beffe si faccia? E se pur a’ miei prieghi pieghevole si renda, come uomo da me pregato dubito assai che sempre mi tenga in conto di donna vile e creda che io del corpo mio faccia mercanzia. Ahi sciocchezza di quelle donne, e di me particolarmente, che si mettono, com’ho fatto io, ad amar un giovine sbarbato. Non si sa egli che in così giovenile età non è esperienza, non ci è avvedimento alcuno? questi giovinetti per il più delle volte amano e disamano in un punto. Io conosco molto bene che, se in un uomo a me uguale avessi posto l’amor mio, e fattogli la metà del lieto viso che a questo sempliciotto ho dimostro, che io averei già ricevuto mille lettere e goduto de l’amor mio. Quanto meglio averei fatt’io a dar udienza a le tante preghiere e ambasciate di messer Gregorio suo maggior fratello, che sì fervidamente mostrava amarmi e con tanta diligenza mi corteggiava e miseramente languiva. E s’egli non è sì come questo suo semplice fratello, è nondimeno bell’uomo ed avveduto, e non si sarebbe stato con le mani a cintola come fa costui. Io non gli averei sì picciol cenno saputo fare, ch’egli mi averebbe inteso ed usatomi mille amorosi inganni, nei quali, fingendo non avvedermene, mi sarei lasciata irretir con mio onore e, senza tutto il giorno consumarmi, il mio intento averei conseguito. – Faceva questi discorsi tra sè la donna, e indarno se ne stava aspettando che il giovine la ricercasse. Ma veggendo che effetto nessuno al suo desio conforme non seguiva, impaziente a sopportar le voracissime fiamme de l’amore, ove miseramente