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molte de le nostre ville saccheggiarono ed anco alcune ne arsero, e tutto il dì, quanto in campagna trovavano che fosse per il viver degli uomini o dei cavalli, rubavano e portavano al campo. Non si potendo adunque prevaler de le robe di là dal Po, e l’altra parte dei nostri campi verso Verona essendo d’ogni cosa spogliata, nacque in Mantova una carestia grandissima, e quello di che più bisogno si aveva era il viver de le bestie, perciò che per danari non si trovava nè fieno nè paglia nè biada da cavalli. Ora essendo la città nostra in questi termini, avvenne che uno dei nostri gentiluomini, giovine di buone lettere e dei beni de la fortuna onestamente dotato, che aveva le sue possessioni di là dal Po, si trovava aver tre cavalcature in stalla, e non sapeva come si fare, essendogli in tutto mancato il viver dei cavalli. Onde andando un giorno a spasso per la città, cominciò con i suoi famigli a ragionare del modo che tener si deveva per nodrire i cavalli, non essendo più strame in casa, nè fieno nè biada, e ne la terra non se ne trovando per danari. E ragionando egli di questo, un servidor gli disse: – Padrone, io ho veduto condurre, non è un’ora, una lezza di fieno ne la tale strada, la quale fu dal bovaro fermata dinanzi a la casa del tale. Egli ve ne potrebbe o prestare o vender una parte, fino che da la villa possiate far menar del vostro. Oramai comincia a rimetter in qualche parte il gran freddo ed il Po comincerà a farsi navigabile. – Il giovine udendo questo deliberò per via di qualche suo amico fargliene richiedere, perciò che egli con il padrone del fieno non parlava, per rispetto che avendo fatto il servidore a la moglie di colui ed accortosi di questo il marito, ne era divenuto geloso e non guardava di buon viso il nostro giovine. Mentre che di tal cosa ragionavano, prese egli la via verso la strada ove era il fieno, e veggendo che l’ora era tarda, chè era su l’imbrunire de la notte, e che la lezza non si scaricava, pensò che si starebbe fin al matino a scaricarla. Onde disse ai suoi servidori: – Io credo che per questa notte la lezza dimorarà su la strada; pertanto se vi dà l’animo, come siano le cinque o le sei ore, noi verremo qui e ne empiremo alquanti sacchi e li portaremo a casa. – Promisero i famigli di far il tutto. Venuta adunque l’ora determinata, quivi con i sacchi se n’andò, dicendo: – Iddio me lo perdoni, perchè il bisogno mi stringe, e più assai che non vale il fieno io ne rimborserò con bel modo il padron di quello. Le mie cavalcature per sei o sette giorni averanno da mantenersi, ed in questo mezzo qualche cosa ci aiuterà, tanto che elle non sì tosto morranno. – Era la notte la più oscura del mondo, e persona per la contrada non