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XVI

Nuovo accidente avvenuto è cagione che uno gode una donna non vi pensando più.


La cosa di cui il valoroso messer Lodovico Guerrero da Fermo, poco è, ha parlato, m’ha fatto sovvenire, madonna eccellentissima, d’una novella che nel verno passato in questa città di Mantova avvenne. E poi che da lei sono astretto a novellare, ancor che mia professione non sia, io pure per ubidire dirò quanto mi occorre. Sì come tutti noi che qui siamo abbiamo veduto e sentito, fece questa vernata un freddo tanto grande ed eccessivo che io per me non mi ricordo averne maggior sentito già mai. E ancora che per tutta Lombardia le nevi fossero in grandissima abondanza e i freddi di strana maniera facessero tremar ciascuno, in Mantova nondimeno, che a freddissimi venti è sottoposta, fu il freddo sì intenso e le nevi in terra tanto durarono, che qualunque persona v’era restava stupidissima. Il nostro limpidissimo lago, che la città abbraccia e con le sue acque cinge, tutto in cristallina pietra era converso. Il piacevolissimo ed onorato Mincio, che per i nostri lieti campi discorrendo suole agli abitanti graziosissima vista porgere, in durissimo ghiaccio congelato, pareva che tutto di puro vetro fosse divenuto. Ma che diremo del nominatissimo re dei fiumi? Il superbissimo Po, affrenando il suo rapidissimo corso e tutto di marmo fatto, non solamente aveva l’acque condensate con la virtù restringente del freddo, ma in molti luoghi del suo largo letto faceva sicurissimo ponte a chi trapassarlo il voleva. Di che, eccellentissima madonna, voi ne potete far amplissima fede, perciò che a Borgoforte su le sue congelate acque discendeste ed a piede a l’altra ripa il passaste, facendovi compagnia molti dei nostri gentiluomini e la più parte di queste belle damigelle che qui sono. Era per questo a tutte le navi interdetto il poter navigare, nè per il Po nè per il lago, e meno per il Mincio, di modo che i nostri mantovani che hanno le possessioni loro di là dal Po, non si potevano de le vettovaglie e de le robe dei loro poderi prevalere. Sapete poi come i veneziani con l’aita dei francesi avevano assediata Verona, a la cui diffesa era da Massimigliano Cesare, sotto il cui imperio i veronesi dimoravano, stato messo il valoroso e nobilissimo signor Marco Antonio Colonna, uomo per le vertù sue e per la prodezza ne la milizia molto stimato e famoso. Ora, tanto che durò l’assedio, che alcuni mesi durò, i soldati francesi e i veneziani