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quanti debitor vi sono. E di che altro posso pagarvi, se non di quei poveri e bassi parti che da l’ingegno mio nascono? Restami ricordarvi che di me, in tutto quello che per me si può, vogliate prevalervi come di cosa vostra, assecurandovi che conducendo al fine queste mie novelle, a voi solo le manderò, che le facciate degne del publico, sì per far quanto richiesto m’avete, ed altresì perchè conosco che da voi saranno date fuori, se non come meritano per la bellezza loro, almeno come al nome del gentilissimo e dottissimo Aldo si conviene. State sano e di me ricordevole.


NOVELLA XV
Dui gentiluomini veneziani onoratamente da le mogli sono ingannati.


Ne la mia patria Vinegia, città ricchissima e di piacevoli e belle donne quanto altra d’Italia molto abondevole, al tempo che Francesco Foscari, prence sapientissimo, il prencipato di quella governava, furono dui gentiluomini giovini, dei quali l’uno si chiamava Girolamo Bembo, e l’altro Anselmo Barbadico da tutti era detto. Fra questi dui, come spesso suol avvenire, era mortalissima nemicizia e tanto e sì acerbo odio, che mai non cessavano con occulte insidie dannificarsi, e per ogni via a lor possibile farsi vergogna. E tanto innanzi le loro dissensioni e gare essere procedute si vedevano, che quasi impossibil pareva che mai più si devessero insieme pacificare. Ora avvenne che in un medesimo tempo costoro presero moglie, e così andò la bisogna, che ebbero due nobilissime e molto belle e vaghe giovanette, le quali sotto una medesima nutrice erano allevate e cresciute, di maniera che così sorellevolmente s’amavano, come se d’un corpo fossero uscite. La moglie d’Anselmo, che aveva nome Isotta, fu figliuola di messer Marco Gradenigo, uomo ne la nostra città di grandissima stima e tra i procuratori di san Marco annoverato, che alora non erano in tanto numero come oggidì sono, perciò che solamente i più savii e quelli che ottimi si giudicavano erano a così nobile e grave dignità eletti, e nessuno per ambizione nè per danari si faceva. Luzia, che era l’altra, aveva tolto per marito l’altro dei dui giovini dei quali già vi dissi, nomato Girolamo Bembo, e fu figliuola di messer Gian Francesco Valerio, cavaliere, uomo molto letterato, il quale in diverse legazioni per la patria era ito, ed in quei dì da Roma si trovava esser ritornato, ove con grandissima sodisfazione di tutta la città appo il