Pagina:Bandello - Novelle, ed. riveduta, vol 1, 1928 - BEIC 1971550.djvu/362


volta il governo del signor duca vostro figliuolo e non andiate piú oggi qua, diman lá; ché il signor Antonio Bologna era uomo, poi che di voi fosse restato sazio, per lasciarvi priva d’ogni cosa e andarsene con Dio. State di buon animo e non vi pigliate fastidio di nulla. — Parve che la donna a queste parole assai si acquetasse, e le pareva esser vero ciò che ella diceva che i fratelli contra lei e i figliuoli non incrudeli- rebono. E con questa credenza andò alcuni di, fin che pervenne ad uno dei castelli del duca suo figliuolo, ove come furono, ella con i piccioli suoi figliuolini e la cameriera furono sostenute e poste nel maschio de la ròcca. Quivi ciò che di lor quattro avvenisse non si seppe si tosto. Tutti gli altri furono messi in libertá. Ma la donna con la cameriera e i due figliuoli, come poi chiaramente si seppe, furono in quel torrione miseramente morti. Lo sfortunato marito ed amante col figliuolo e servidori se ne venne a Milano, ove stette alcuni di sotto l’ombra del signor Silvio Savello, in quei di ch’esso signor Silvio asse- diava i francesi nel castello di Milano per pigliarlo a nome di Massimigliano Sforza, come dapoi per accordio fece. Indi il Savello andò a por l’oste a Crema, ove stette qualche di. Ed in quel mezzo il Bologna si ridusse col marchese di Bitonto, e partito il marchese, restò in casa del signor cavalier Vesconte. Avevano i fratelli di Ragona tanto a Napoli fatto che il fisco entrò nei beni del Bologna. Esso Bologna ad altro non attendeva se non a pacificar essi fratelli, non volendo a modo veruno credere che la moglie e i figliuoli fossero morti. Fu alcuna volta da certi gentiluomini avvertito che egli avvertisse bene ai casi suoi e che in Milano egli non era sicuro. Ma egli a nessuno dava orecchie, ed io credo, per qualche indizio che ne ebbi, che sotto mano, per assicurarlo che non si partisse gli era data intenzione che riaverebbe la moglie. Di questa vana speranza adunque pieno e d’oggi in dimane essendo divenuto sazio, stette in Milano piú d’un anno. In questo tempo avvenne che un signore di quei del Regno, che aveva genti d’arme nel ducato di Milano, narrò tutta questa istoria al nostro Delio, e di piú gli affermò che