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avendo voglia la duchessa di cavarsi la maschera, sapendo che a questo bisognava venire, fatti chiamar tutti i suoi in sala, in questo modo parlò loro:—Tempo è oggimai che io, genti- luomini miei e voi altri servidori, faccia a tutto il mondo manifesto quello che dinanzi a Dio è stato una volta fatto. A me essendo vedova parve di maritarmi e tal marito prendermi quale il mio giudicio s’aveva eletto. Il perché vi dico che sono giá alcuni anni passati che io sposai, a la presenza di questa mia cameriera che è qui, il signor Antonio Bologna che voi vedete, ed egli è mio legittimo marito, e seco perciò che sua sono intendo di rimanere. Fin qui io vi sono stata duchessa e padrona e voi mi séte stati fedeli vassalli e servidori. Per l’avvenire attenderete aver buona cura del signor duca mio figliuolo, e a quello come è conveniente sarete fedeli e leali. Queste mie donzelle accompagnarete a Malfi, le cui doti, prima che io partissi del Regno, feci depositare sul banco di Paolo Tolosa, e gli scritti del tutto sono nel monastero di Santo Sebastiano appresso a la madre de le monache. Ché de le donne io altra per adesso meco non voglio che questa mia cameriera. La signora Beatrice, che fin qui è stata la mia donna d’onore, come ella sa è del tutto sodisfatta. Non- dimeno negli scritti che vi ho detto ella troverá buona provi- gione per maritar una de le sue figliuole che a casa ha. Se dei servidori ce n’ è nessuno che meco voglia restare, egli sará da me ben trattato. Al rimanente, quando sarete a Malfi il maggiordomo, come è l’ordine consueto, provederá. E per conchiudere, a me piú piace viver privatamente col signor Antonio mio marito che restar duchessa. — Rimase tutta la brigata attonita e smarrita e quasi fuor di sé udendo si fatti ragionamenti. Ma dopo che ciascuno pur vide che la cosa andava da dovero e che il Bologna aveva fatto venire il figliuolo e la figliuola che ne la duchessa aveva ingenerati, ed ella come suoi e del Bologna figliuoli abbracciati e basciati, tutti s’accordarono ritornar a Malfi, eccetto la cameriera e dui staffieri, che restarono con la lor consueta padrona. Le parole vi furon assai e ciascuno diceva la sua. Si levarono adunque M. Bandello, Novelle. 23