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Francesco Acquaviva marchese di Bitonto, che, preso ne la rotta di Ravenna restò in mano dei francesi prigione nel castello di Milano e data sicura cauzione usci di castello e lungo tempo ne la cittá dimorò. Avvenne che il detto marchese pagò grossa taglia e nel regno di Napoli se ne ritornò. Il perché esso Bo- logna rimase in casa del cavalier Alfonso Vesconte con tre servidori, e per Milano vestiva e cavalcava onoratamente. Egli era gentiluomo molto galante e vertuoso, ed oltra che aveva bella presenza ed era de la sua persona assai prode, fu genti- lissimo cavalcatore. Fu anco di buone lettere non mezzanamente ornato e col liuto in mano cantava soavemente. Io so che alcuni qui ci sono che l’udirono un giorno cantare, anzi piú tosto pietosamente cantando pianger lo stato nel qual si trovava, essendo da la signora Ippolita Sforza e Bentivoglia a sonare e cantar astretto. Ora, essendo egli di Francia ritornato, ove continovamente aveva servito l’infelice Federico di Ragona, che cacciato del regno di Napoli s’era ridotto ne le braccia di Lodovico, di questo nome XII re di Francia, e da quello umanamente raccolto, se n’andò il Bologna a Napoli a casa sua ed ivi se ne stava. Egli aveva servito il re Federico per mag- giordomo molti anni. Onde, non dopo molto, fu da la duchessa di Malti, figliuola d’Enrico di Ragona e sorella del Cardinal Ragonese, richiesto se voleva servirla per maggiordomo. Egli, che era avvezzo ne le corti e molto divoto a la fazione ragonese, accettò il partito e v’andò. Era la duchessa rimasa vedova molto giovane e governava un figliuolo, che dal marito aveva gene- rato, insieme con il ducato di Malti. E ritrovandosi di poca etá, gagliarda e bella e vivendo dilicatamente, né le parendo ben maritarsi e lasciar il figliuolo sotto altrui governo, si pensò di volersi trovare, s’esser poteva, qualche valoroso amante e con quello goder la sua gioventú. Ella vedeva molti cosi dei suoi .sudditi come degli altri che le parevano costumati e gentili, e di tutti minutamente considerando le maniere e i modi non le parve veder nessuno che al suo maggiordomo si agguagliasse, perciò che nel vero egli era bellissimo uomo, grande e ben for- mato, con belli e leggiadri costumi e con la dote di molte parti