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tormentato giovine in lunghi e vari pensieri, e quanto piú pensava tanto piú sentiva accendersi de l’amore de la veduta fanciulla. Onde, venuto il nuovo giorno, bramoso egli di sapere chi fosse il padre di quella, ebbe la fortuna in questo favorevole, perché, andando per la terra a diporto, vide la sua innamorata ad una finestra ne la contrada di Tavernelle, la quale, o a caso o come si fosse, a pena fu veduta che si ritirò dentro. Egli, conosciuta la giovane e spiato di cui la casa fosse, intese il padrone di quella esser goto e chiamarsi Clisterdo e la fanciulla Aioinda. Piacque assai al giovine aver ritrovato quella esser nobile ed il padre suo uomo di gran stima, il quale alora a Ravenna appo Teodorico si ritrovava. Cominciò adunque a passar molto spesso per la contrada, e quando o in porta o a le finestre la vedeva, le mostrava con gli occhi come per lei miseramente ardeva, e molto tempo perseverò di questa guisa. Tuttavia, che che se ne fosse cagione, egli mai non le fece motto né con messi o ambasciate, né con lettere mai se le scoperse che per lei ardesse. Ella medesimamente, nulla de l’amor di lui mostrandosi accorgere, sembiante nessuno faceva che di quello le calesse. Di che l’acceso amante viveva in pes- sima contentezza. Non ardiva a la fanciulla scoprirsi per tema che ella non si sdegnasse e piú poi non si lasciasse vedere, ché pure la vista di lei era al giovine di grandissima conten- tezza, e prima averebbe voluto morire che mai in cosa alcuna, quantunque minima, offenderla. In questo stato ritrovandosi e piú di giorno in giorno ardentemente la sua Aioinda amando, poi che molti pensieri ebbe fatto, deliberò ad un suo fidato amico tutto il suo amore far palese ed a lui chieder conseglio ed aita in questa impresa. Era l’amico suo, chiamato Teialac, giovine nobile, ma sin da fanciullo sempre stato cagionevole de la persona. Il che gli aveva causato che non s’era dato a l’armi, ma solamente attendeva a le lettere, e piú a le greche che a le latine, perciò che tutta la nazione dei goti dava piú opera agli studi greci che agli altri. Ed in questa nostra patria perseverano ancora molti vocaboli greci e sono in uso cosi agli uomini come a le donne, di modo che sono divenuti