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NOVELLA XXII Timbreo narrò tutta l’istoria del suo amore. Cominciarono, fatto questo, a ballare, e tutta la settimana il re tenne corte bandita volendo che ciascuno in quei di mangiasse al palazzo reale. Fi- nite le feste, il re chiamò a sé messer Lionato e gli domandò che dote era quella che aveva a le figliuole promessa e che modo aveva di darle. Messer Lionato al re rispose che de le doti niente mai s’era favellato e che egli quella onesta dote darebbe loro che le sue facultá patissero. Disse alora il re : — Noi vogliamo dare a le vostre figliuole quella dote che a noi parrá che a loro ed ai miei cavalieri convenga, e non vogliamo che di piú spesa elle vi siano per l’avvenire in conto alcuno. — E cosi il liberalissimo re, con singular commendazione non sola- mente di tutti i siciliani ma di chiunque l’intese, fattisi chiamare i dui sposi e le loro mogli, volle che tutti solennemente a quanto mai potessero pretendere di dover avere de la roba di messer Lionato renunziassero, ed a questo egli interpose il de- creto regio che ogni atto di tal renunzia confermava. Dapoi senza intervallo, non come figliuole d’un suo cittadino ma quasi come sue, le dotò onoratissimamente e ai dui sposi accrebbe la pensione che da lui avevano. La reina, non meno del re ma- gnifica, generosa e liberale, volle che le due spose fossero donne de la sua corte e le ordinò su alcuni suoi dazi una ricca pro- vigione per ogni anno, e sempre le tenne care. Elle, che nel vero erano gentilissime, di modo si diportarono che in breve ebbero la grazia di quanti erano in corte. Fu anco dato dal re a messer Lionato un ufficio in Messina molto onorevole, del quale egli traeva non picciolo profitto. E veggendosi egli giá attempato, fece di modo che il re lo confermò ad un suo figliuolo. Cosi adunque avvenne al signor limbrco del suo one- stissimo amore, ed il male che il signor Girondo tentò di fare in bene se gli converti, e tutti dui dapoi lungamente le lor donne goderono vivendo in grandissima pace, spesse fiate tra loro rammentando con piacere gli infortuni a la bella Fenicia avvenuti. Esso signor Timbreo fu il primo che in Sicilia fondò la nobilissima schiatta dei signori de la casa di Cardona, dei quali oggidí e in Sicilia e nel regno di Napoli molti uomini ci