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256 PASTE PRIMA veneziano, come Lucrezia sua figliuola era la notte innanzi fuggita e di lei non si trovava vestigio alcuno. Il padre, dolente oltra modo, deliberò, lasciata ogn’altra cosa, tornar a Padova. Ga- leazzo, mostrandosi di questo caso dolente, s’offeri andar seco, ed in ogni luogo ove egli volesse. Ringraziato Galeazzo, parti il veneziano e nulla mai puoté de la figliuola intendere. Onde tornato a Venezia, trovò che Galeazzo ancora v’era, il quale, dopoi in Lombardia a casa tornato, non ardi de la rapita fan- ciulla far motto a la madre. Aveva il servidore condotta una convenevol casa e del tutto fornita, secondo l’ordine da Ga- leazzo dato, e pose a la guardia di lei la nutrice di esso Ga- leazzo col suo marito. Il giovine, con meraviglioso piacer de le parti, colse il fiore e il frutto de la verginitá de la sua Lucrezia, che piú che la propria vita amava, dormendo quasi ogni notte seco e largamente a torno a lei spendendo. La madre, ancor che sapesse che egli fuor di casa spesso dormisse e cenasse, non diceva altro. Stette circa tre anni Galeazzo con la sua Lu- crezia, dandosi il meglior tempo del mondo. Avvenne dapoi che la madre deliberò dar moglie a Galeazzo, ma egli mai non volse consentire di prenderla. Ella, dubitando che il figliuolo non fosse innamorato o forse avesse a modo suo presa moglie, tante spie a torno gli pose, che intese il tutto che a Padova fatto aveva. Del che molto mal contenta ritrovandosi, ebbe modo, una sera che Galeazzo in casa d’un suo cugino cenava, di far da tre uomini mascherati rubar Lucrezia e porla in un mona- stero quella sera .stessa. Galeazzo, dopo cena volendo andarsi a dormir con Lucrezia, trovò la nutrice ed il balio che amara- mente piangevano, dai quali intese come tre mascherati ave- vano Lucrezia sbadagliata e menata via. Egli fu per morir di doglia e tutta la notte pianse, ed il matino a buon’ora andò a casa e in camera si serrò e stette tutto il di senza cibarsi. La madre quel di non ricercò altrimenti ciò che il figliuolo fa- cesse. Veggendo poi il seguente giorno che non voleva desinare, andò a trovarlo in camera. Ma egli sospirando e piangendo pregò la madre che cosi il lasciasse stare. Ella cercava pur d’intender da lui di questo suo dolore la cagione, ma egli altro