Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1912, V.djvu/85


82 PARTE QUARTA debbiamo credere che tu sia il vero Baldoino? Non si sa egli altre volte essere stati uomini ignobilissimi che hanno avuto ardire di fingere essere di reale sangue nati? Di cotesti inganni, di queste simulate fizzioni assai se ne sono viste, e dentro li buoni autori de l’una e l’altra lingua tutto il di molti se ne leggono. Il perché non bisogna essere troppo credulo, fin che a qualche chiara certezza non si pervenga. Tu deveresti ben sapere che da- poi che il vero Baldoino parti di queste contrade e navigò in Levante, li danni, le desolazioni e li dirubamenti e le roine di vari luoghi, che PAnnonia e la Fiandra in tante crudeli e san¬ guinose guerre hanno sofferto. Ma tu, in tante nostre afflizioni e travagli, in tanti gravissimi disturbi, che allcggiamento, che soccorso, che refrigerio ne hai tu apportato? Tu vuoi adunque che questa terra, coteste contrade, questo paese di Annonia e Fiandra abbino da riconoscerti per loro cittadino, per loro conte e vero signore, non avendo tu ne li bisogni loro urgentissimi, ne le tribulazioni loro voluto mai in conto alcuno riconoscerli per patria, per vassalli, né per amici? Che rispondi a queste ragioni che dette ti sono? — Egli allora, punto non smosso né cangiato in viso, pieno di una audace costanza, non come reo dinanzi al giudice rispose, ma come naturale e vero signore che riprendesse e accusasse li suoi sudditi cosi audacemente li disse: — Cotesto mio infortunio è veramente, più di quello che io mi persuadeva, grandissimo. E come può egli essere maggiore? O me sfortunato! o me tra tutti gli infelici infelicis¬ simo! Io ne la casa mia propria, ne la patria mia nativa, ne l’avito e paterno mio dominio ritrovo ora li miei vassalli e sud¬ diti vie più crudeli che non ho fatto fore di qui li nemici. Quando si fece il fatto di arme là ad Andrinopoli, io, valorosamente com¬ battendo per l'onore de la patria mia e di quei cittadini che al presente mostrano non mi riconoscere e cosi contrari e ingrati contra me si discopreno, perché l’evento de la battaglia suole essere dubbio, avendo io fatto officio di provido capitano e non meno di prode soldato, cominciarono li miei commilitoni vol¬ tare vituperosamente le spalle e fuggire. Per questo io fui còlto nel mezzo de li nemici, e per essere da tutti li miei abbandonato,