Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1912, V.djvu/80


IL BANDELLO

al magnifico e leale mercatante

messer

carlo fornaro

genovese

salute


Andai non è molto a far riverenza agli illustrissimi eroi signori miei, il signor Federico Gonzaga di Bozolo e il signor Pirro Gonzaga di Gazuolo suo fratello, che tornavano tutti dui a la corte in Francia e alloggiati erano in casa del molto illustre signor Alfonso Vesconte, lo cavaliere, loro cognato. Erano allora detti signori in camera de li signori figliuoli del signor cavaliere e de la signora Antonia Gonzaga, e stavano ad udire il dotto e gentile messer Alfonso Toscano, precettore di essi fanciulli, che loro leggeva in Valerio Massimo quella parte ove tratta de la somiglianza degli aspetti di alcuni uomini, che tra loro sono cosí simili che con difficultá si riconosce l’uno da l’altro. Io intrai in camera, e salutati quelli miei signori, dopo le gratissime accoglienze da loro a me fatte, il signore Pirro mi disse: — Bandello mio, il precettore di questi nostri nipoti ha letto che in Roma furono dui di aspetto cosí a Pompeio Magno simili, che a tutti rappresentavano esso Pompeio; cosa che mi pare meravigliosa. — Non è gran meraviglia questa, signor mio — risposi io, — perché degli altri assai ce ne sono; e non è molto che qui in Milano erano dui fratelli, mercatanti genovesi, Gasparro e Melchio Bracelli, che tanto si rassembravano, che non io molte fiate non li sapeva discernere l’uno da l’altro, ma quelli di casa loro assai spesso vi restavano ingannati. Egli è