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NOVELLA LXVII 63 ritornò, dove con inaudito piacere fu da la moglie, figliuolo e piccioli nipoti ricevuto, i quali lungo tempo l’avevano per morto pianto. E cosi il buon duca Enrico quel poco tempo che gli restava de la vita in grandissima qjiiete visse, non cessando mai di far cortesia e piacer a tutti. Morto poi, fu nel moni- stero di Dobren sepellito. Onde, signori miei, io vi conchiudo che ciascuno secondo la possibilità sua deve sforzarsi di far piacere ad ogni persona, perché si vede, per l'istoria che io v’ho narrata e per infiniti altri essempi, che la liberalità e la cortesia a molti usata, se ben da tutti non è riconosciuta, non è possibile che a la fine non si ritrovi alcuno che d’animo grato e generoso non si dimostri. E quando mai non ci fosse chi grato si dimostrasse, l’uomo almeno, che magnifica e liberal¬ mente opera, fa officio di vero gentiluomo e vertuoso e fa ciò che deve. ■ « ..I