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NOVELLA LXIV 43 vituperi alcuno, pensa che quel tale sia uomo di più vcrtù d’esso marito e che egli per invidia o malevoglienza ne dica male e tema di lui; il che talora è cagione che ella deliberi di provare ciò che non deve. Ci sono alcune donne di si fatta costuma e natura, che l'offesa di Dio e meno l'onore del mondo non ¡sti¬ mano e vogliono tutto quello che vien loro in capo, e ancor che avessero il coltello a la gola, punto non si smoveranno dai loro disonesti appetiti. Con queste non so io che castigo si debbia né si possa usare, conoscendosi manifestamente che non temono pena, ancora che loro si desse la morte. Per questo io consiglierei che chi in tale diavolo incarnato s’abbatte, prenda •gli occhi d’Argo e non dorma, ma con bel modo rimedi a tutte le azioni di quella. Il batter le mogli e con pugni e calci senza pettine carminarle, o buone o triste che siano, le mette in di¬ sperazione. Se son triste, vanno di mal in peggio e s’ostinano di voler fare tutto il contrario di quello che il marito vuole. Se elle sono buone, quando si veggiono a torto esser battute, è tanto e lo sdegno e il furore che entra loro in capo, che si deliberano di mandar i mariti in Cornovaglia. Q sono di quelle che, o per natura o per creanza o per elezione, subito che co¬ noscono la costuma del marito, e a conoscerla vi mettono ogni cura, a quella in tutto si sanno accomodare e si sforzano la volontà del marito far sua e voler tutto ciò ch’egli vuole. Per questo elle non faranno cosa che al marito dispiaccia già mai. A queste non ha bisogno il marito di far molte prediche né di troppo ammonirle. Basta assai che egli le accenni il voler suo una volta sola. E chi s’abbatte in moglie di cotal ottima natura, se egli è uomo da bene e tratti quella come si conviene, si potrà veramente dire che costoro averanno la più tranquilla e la più beata vita che si possa nel matrimonio desiderare, perché beato e felice è quel letto ove non sono questioni. Ma bisogna anco che il marito pensi che la moglie non gli è mica data per fantesca né per ¡schiava, ma per consorte e per com¬ pagna. Onde le deve far buona compagnia in ogni tempo, vestirla da par sua, secondo le facultà che egli ha, e dargli quella onesta libertà che al grado suo conviene, ed avvertire di tener