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36 PARTE TERZA al canonico data, ed alcuni mi pregarono clic io ne scrivessi una novella; il che feci volentieri. Quella dunque, dame essendo stata scritta, al nome vostro ho intitolata, in testimonio de la cambievole nostra benevoglienza e de l'osservanza che io a la bontà vostra ed ottimi costumi porto. State sano. NOVELLA LXIII Debito castigo dato ad un canonico che con mirabile invenzione aveva ingannato un suo vicino. Ne la villa di Laon fu non è molto tempo un prete canonico, di beni ecclesiastici assai ricco, ma povero di buoni costumi e di cristiana conscienza. Aveva egli continua a la casa sua una casa d'un buon uomo, la quale egli sommamente desiderava di comprare, per meglio accommodarsi e far di due case fabricarne una a suo modo; ed al vicino suo l’averia molto ben pagata. Ma il buon uomo non volle mai intendere, per prezzo che of¬ ferto dal canonico gli fosse, di privarsi de la sua abitazione. Del che messer lo prete si trovava molto di mala voglia e non se ne poteva dar pace. E poi che più e più volte, usando diversi mezzi d’uomini per piegare il padrone de la casa a venderla, conobbe che indarno s’affaticava per danari di poterla avere, si converti a le astuzie e agli inganni, imaginando tuttavia come il buon uomo egli, ingannando, inducesse a spogliarsi de la casa. Caddegli in mente una diabolica chimera e parveli molto al proposito per ottener l’intento suo. Onde, non avendo risguardo né a Dio, come si suol dire, né a' santi, deliberò la sua pes¬ sima fantasia mandar ad effetto, seguendo in ciò il volgato verso del poeta: Da che banda arricchisca nessun cerca: ricchezza in ogni modo aver bisogna. Determinatosi adunque essequire il suo pensiero, ebbe mezzo di trovar un abito di diavolo infernale, che a Parigi fece far il più orribile e spaventoso che fu possibile, con un abbiglia¬ mento da capo che aveva duo gran corna, e una maschera si