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342 NOTA timi eredi de la corona non li levassero lo stato e la vita. E questa téma anco ha causato che egli ha quasi in tutto spenta la linea reale e la nobilita de l’isola, e morti senza cagione tanti eccellenti uomini e per¬ sone virtuose, bastando per mille il vescovo Roffense, vaso di dottrina e santità, e Tomaso Moro, di vita integerrima c di buone lettre dotato, da lui ammazzati. È poi stato ferino e inumano per l’appetito disordi, nato che tanto lo dominava, che per godere questa e quella donna, li fe’ repudiare la vera moglie, come si sa, e lo indusse a commettere mille strabochevoli errori. Onde questo concupiscibile e male regolato volere non solo l’ha fatto incrudelire foie di ogni misura contra gli uomini, ma gli ha anco pervertito il core e fattolo rubello de la santa romana chiesa e di Dio, perpetrando ogni di qualche enorme sceleratezza; di modo che, per quanto si intende, non volendo mancare de la sua innata e fiera cru¬ deltà, veggendosi vicino al punto de la morte, invece di pentirsi e chia¬ marsi in colpa a Dio e confessarsi di tanti peccati quanti ha fatti, com. mandò che a molti fosse tagliata la testa, acciocché, se vivendo si era pasciuto di sangue umano, in quello se ne morisse, pensando forse a imi¬ tazione di ser Ciappelletto, che, se per lo passato aveva fatte tante ingiurie a Domenedio, che per fargliene una allora in su la sua morte, né più né meno sarebbe. Nella novella, in luogo dell’ultima riga della p. 326 e delle righe 1-9 della pagina seguente, il ras. reca: Il cameriero poi si era per ¡scontro la porta a sedere sotto arboscelli ridutto e qui si godeva il fresco de l’óra, che soavemente da le acque spirava. Sendo adunque le donne giunte a quello luogo, smontarono, ordinando a li dui fanti che di colà con la barca non si movessero, e tro¬ vata aperta la porta, dentro intrarono. Le quali come il cameriero vide, e la contessa, che innanzi era, forte si meravigliò; ma molto più di me¬ raviglia lo prese quando ancora vi conobbe la bella Aelips. Onde a quelle fattosi incontra, salutatele e con debita accoglienza ricevute, le dimandò ciò che a quella ora in cotale luoco andavano facendo. Cosi, in luogo delle righe 33-36 della p. 333 e 1-9 della seguente, nel ms. si legge: Restarono il vescovo, l’ammiraglio e il segretario, mirati dentro, pieni di ammirazione grandissima veggendo colà entro la contessa di Varueccia con la figliuola, che il coltello per commessione del re ancora teneva in mano, non essendole perciò le lacrime asciutte. E sospesi d’animo stavano aspettando di veder che cosa fosse questa; c non si potendo a modo veruno imaginare il vero di cosi meraviglioso spettacolo, stavano tutti con quietissimo silenzio e nessuno ardiva di parlare, aspettando ciò che il t* commandasse. Era già fermata la porta del camerino e persona nessuna