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NOVELLA XXVIII 3J' de la zia, e senza farlo passare per la camera de la vedova, li disse che a la tale ora gli aprirebbe una picciola porticciuola che rispondeva in uno andito o sia loggia. Avuta egli, questa buona nuova, si parti tutto gioioso e lieto. Ma sovenendogli la estrema gelosia che la moglie sua di lui aveva, e già l’ora tanto tarda, che non si poteva più servire di una escusazione che altre volte per cotali contrabandi era solito usare, dicendo volere andare al podere suo che fore di Lione aveva, dopo diversi pensieri sopra questa materia fatti, si risolse assai scioc¬ camente conferire ogni cosa con uno altro Claudio, giovane di venti anni, di Borgo in Brescia, che dal padre era stato posto con lui, perché imparasse l’arte de la drapperia, e devea per obligazione stare tre anni a servire in bottega. Chiamatolo adun¬ que a sé, li disse: — Claudio, io vuo' che tu mi giuri su queste Ore de la nostra Donna, che di quello che io ora ti manifesterò, che tu a chi si sia non lo dirai già mai, essendo la cosa di im¬ portanza tale, quale tu intenderai, ché conoscerai che ricerca ogni segretezza. — Giurò il giovane di tenere il tutto celato. Avuto egli con sagramento questa promessa, narrò al giovane tutto lo ordine che dato avea con la Catarina, e come quella ¡stessa notte egli devea andarsi a giacere con lei. Ma perché non voleva che sua moglie, che fieramente di lui era gelosa, se ne accorgesse né sapesse che egli dormisse fora di camera, che era bisogno ingannarla: — Lo inganno adunque sarà questo: come ella sarà ita a letto, io mostrerò avere alcuna cosa a fare, e uscirò fore di camera, portando meco la candela, e in quello mezzo ella, come è suo costume, si addormenterà. Vedi mò se io mi fido del fatto tuo, e se il caso deve essere tenuto se¬ greto: io voglio che tu allora, che ben sai come sta la mia camera; voglio, dico, che dispogliato, non ti cavando la ca- misciuola di lana, come io solito sono di fare, entri in camera e serri l’uscio. Ti corc'herai dapoi a lato a mia moglie, e cor¬ candoti le metterai una mano sovra il petto, senza fare motto veruno, e ce la tenerai uno pochetto, e dopo la retirerai a te e ti metterai su la tua sponda, voltando a quella le spalle, ché io il più de le volte sono costumato di tenere questo modo.