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NOVELLA XXVII (l) 297 come l’uomo su vi sedeva, subito il fondo di quella si calava in giù, e tantosto da le parti dinanzi, ove l’uomo suole ap¬ poggiar le braccia, uscivano dal legno fora duo ferri grossi e forti, li quali discendevano tra le CQseie del sedente per si fatto modo, che l’uomo vi rimaneva talmente inchiavato, che non si poteva movere né a patto veruno uscirne fora, se non ci era la sua propria chiave. Cotesta sedia si fece prestare il Turchi e la fece portare a uno giardino che teneva, ove spesso ban¬ chettava la signora Vervè e altri. Avendo dunque deliberato prevalersi de la detta sedia, uno di parlando col Deodati, li disse che al suo giardino egli aveva li più belli cavoli fiori che mai in Anversa si fossero veduti. Geronimo li domandò se ne poteva avere per mettere anco egli nel suo giardino, cui il Turchi rispose che venisse quando voleva, e che ne sceglie¬ rebbe quelli che più li piaceriano. Ora non si curò il Deodati altrimenti andarvi, impedito forse da altri negozi. II che veg- gendo Simone, uno giorno disse di assai buono mattino al Deo¬ dati: — Gieronimo, egli è venuto da Lione uno mercatante, che non vuole per ora essere conosciuto in Anversa, e si è retirato al mio giardino. Egli per me ti prega che tu venga fino là, ché ti ha da parlare di cose di grandissima importanza. — Credette Geronimo al Turchi e disse di andarvi. E cosi, subito che ebbe disinato, solo vi andò. E non trovandovi il merca¬ tante, dimandò ove fosse. Il Turchi rispose che era ito in uno suo servigio, ma che tantosto ritornerebbe. Si misero tutti dui a passeggiare per la sala terrena, ove la ingannevole sedia era posta. In quello intrò il ribaldo romagnuolo e disse loro che il mercatante veniva. E veggendo che il Deodati era vicino a la artificiosa sedia, non vi mettendo mente egli, il prese di peso e lo mise dentro quella a sedere. Credeva Geronimo che il romagnuolo scherzasse, ma non fu si tosto assiso che si senti d'ogni intorno essere inchiavato e prigione; e quasi fora di sé, non sapeva che dirsi. Usci lo scelerato romagnuolo fora de la sala e serrò l’uscio de la stanza. Stava il Deodati come trasognato, quando il traditore Turchi, preso uno pugnale pistoiese che colà aveva messo, disse: — Geronimo, tu ti devi ricordare de