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296 PARTS QUARTA e ordiva si maestrevolemente gli ingannevoli lacci suoi che li faceva parere verisimili. E insomma egli era una sentina di ogni vizio e malignità, e secondo che del male del prossimo ciascuno condolere si deve e del bene di quello rallegrarsi, egli faceva tutto il contrario. Lodava molto le crudelitati fatte da diversi tiranni e cercava d’imparare il modo di fare alcuna crudeltà. Aveva poi sempre in bocca non essere al mondo cosa di maggior dolcezza che de le ricevute ingiurie prendere cru¬ delissima vendetta. Essendogli adunque questo strano ghiribizzo di vendicarsi entrato in capo, deliberò di ancidere Geronimo e farne si memorabile strazio, che in memoria d’uomini se ne parlasse; e sovra il tutto vendicarsi di modo che da la giustizia non potesse essere offeso, e nondimeno restasse negli animi di tutti che egli fosse stato l’autore de l’omicidio. Fatta questa iniqua e ferma deliberazione, gli occorse in mente di usare il veleno; ma non sapendo come ne potesse avere che non si fosse saputo, si levò da cotale pensiero, come difficile e periglioso, e conchiuse tra sé col ferro fare l’effetto. Ma perché era poda- groso e debole de le braccia e de le mani, conosceva le sue forze non essere gagliarde a perpetrare l’omicidio, e che era necessario avere compagno in simile effetto. Lasciava egli la cura del banco, come detto vi ho, a Gioseffo suo nipote, del quale non si volle confidare. Onde si rivoltò a uno servitore che teneva, che era romagnuolo, chiamato Giulio, al quale disse di voler ancidere il Deodati. Il perfido e scelerato roma¬ gnuolo, che era simile di natura al Turchi, si offerse di far tutto. Li Gigli per onorare Simone, non conoscendo la sua malvagia natura, avevano in quei giorni datogli il compimento del banco e mandatogli sovra ciò la carta di procura. Il perché Simone, come procuratore de li Gigli, fece fare a nome di quelli, per mano di notaro publico, una scrittura, come li Gigli riconosce¬ vano da la signora Vervè quella somma di danari che ella al Turchi data aveva del che ella rimase sodisfatta. Ora, crescendo il desiderio nel Turchi ogni di più di ammazzare Geronimo, avenne uno di che, essendo egli in casa di una cugina de la signora Vervè, vide una strana foggia di una sedia, la quale,