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NOVELLA XXIV (XXV) 267 ciò sia cosa che prima che egli venisse in sala non ci era cosa che spirasse pessimo odore. Il signore Cesare, che de la beffa ron sapeva cosa veruna, accostatosi a Fracasso, non solamente egli subito senti il noioso e pessimo odore, ma si accorse anco come la barba e capelli di quello erano tutti brutti e impastati di una fetida lordura. E disse: — Che cosa è questa, Fracasso, che io sento? Ove mala ventura sei tu stato? Chi ti ha cosi stranamente profumato? — Dispiaceva anco a se medesimo l’im¬ paniato Fracasso per la fiera puzza che a lui di lui veniva, e non sapeva che cosa imaginarsi, non possendo credere che quella mistura che logorata avea fosse quella che ammorbato l’avesse. Per questo egli se ne stava trasognato e mutolo e non sapeva che dirsi ; di maniera che da tutti era miseramente schernito. Bartolomeo, per far l’opera compita, mostrandosi del male di Fracasso dolente, disse al signore Cesare: — Io anderò, signore mio, a farlo nettare. — Poi rivolto a Fracasso: — An¬ diamo — disse — a farvi lavare, ché io vi farò levare via questa puzza d’addosso. — Come furono partiti di sala, dissero li soldati al signore Cesare come il fatto stava, secondo che Bartolomeo loro aveva narrato. Allora soggiunse il signore Cesare: — La¬ sciagli andare, poi che la va da bergamasco a bergamasco. Ma 10 dubito che Bartolomeo di questa non si contenterà, ché gliene vorrà fare una altra. Stiamo pure a vedere a che fine la comedia riuscirà, pur che non riesca in tragedia. — Andarono dunque 11 gabbato Fracasso e Bartolomeo a casa, ove in una camera, fatto accendere il fuoco, fu posta de l’acqua a scaldarsi. Avea Bartolomeo del sapone nero e tenero, col quale cominciò a la¬ vare il capo e la barba a Fracasso. Quello sapone mischio con l’acqua e con quella brutta lordura faceva una grandissima e fora di modo puzzolente schiuma, che pareva proprio che uno chiasso pieno fosse aperto; di modo che Bartolomeo diceva tra sé: — Certo, se io ho fatto il peccato, ora faccio la penitenzia. — Tuttavia deliberatosi di finir l’opera, non si curando di puzza, attendeva a stropicciare i capegli e barba di Fracasso, e tale volta gliene faceva inghiottire, di quella fetida schiuma, parecchie dramme. Quando poi Fracasso, astretto da l'amaritudine di