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232 PARTE QUARTA quella uno animo generoso e virile e forse più grande che a fanciulla non si conveniva. Diede a la presenza cosi de li soldati come de li coccinesi a la vertù de la giovane quelle vere lodi, che ella valorosamente combattendo meritate aveva; poi le fece alcuni ricchi presenti di danari e altre robe, acciò che onesta¬ mente maritare si potesse. A imitazione del loro generale i pa¬ droni de le galere e gli altri officiali le diedero tutti qualche denaro o altri doni. Il generale poi si le disse: — Figliuola mia, affine che tu conosca che la nostra serenissima Signoria di Ve¬ nezia ama e onora la vertù in qualunque sesso si sia, e che è gratissima riconoscitrice di ogni servigio che fatto le sia, sta’ di buono animo e fermamente spera che come quelli nostri giu¬ stissimi senatori intendano, il che particolarmente e caldamente 10 gli scriverò, il tuo valore e quanto per salvezza di questa isola tu ti sei affaticata; sta’, dico, di buonissimo core, ché da loro sarai bene riconosciuta e largamente rimeritata. Fra questo mezzo, se ti pare di eleggere per marito tuo uno di questi prodi uomini che teco la patria hanno difesa, o quale altro più ti diletta, io ti aiuterò a fartelo avere, e ti prometto che da li nostri signori sarai del publico dotata. — Ella, ringraziando 11 generale, di questa maniera gli rispose: che bisognava non solamente ne l’uomo la fortezza e valore del corpo, ma che più importava investigare con somma diligenzia la qualità de la vita e de li costumi e bontà di quello, perché la fortezza cor¬ porale senza il buono e nobile ingegno e vertuoso nulla valeva. Veramente questa risposta mostrò più chiara la bontà e pro¬ dezza di quella valorosa giovane, che meritava essere aggua¬ gliata a qualunque altra donna di quelle che più famose furono, cosi de le greche come latine. Onde il generale remise il tutto a l’arbitrio de la serenissima Signoria, che poi, del tutto infor¬ mata, quella de li danari del publico onoratamente maritò, donan¬ dole molte esenzioni e rari privilegi da le pubbliche gravezze, che si sogliono per conservazione de lo stato a li sudditi com- munemente imporre.