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226 PARTE QUARTA guari stette che diede effetto al suo intento. Passeggiava il mar¬ chese una mattina nel boschetto, e già il mugnaio si era al luoco accostato, quando il Gonnella, che solo col marchese era, vedu¬ tolo fermare su la riva, li diede una gran spinta e il fece tombare in Po e subito se ne fuggi, avendo già per tale fatto apprestato per sé e uno servitore duo buoni cavalli; e di lungo se n’andò a Padoa al signor di Carrara, che era suocero del marchese. Corse il mugnaio e ritirò ne la sua barchetta il marchese, che vie più di spavento e paura ebbe che di danno, anzi ne consegui l’intiera liberazione del suo male, perché da la quartana restò in tutto libero. Non ci era persona che giudicasse che il Gon¬ nella avesse ciò fatto per affogare il marchese, ben che il per¬ petrato atto paresse loro troppo fora di ragione. Il marchese altresi, che amava il Gonnella, non sapeva che si pensare, né poteva al vero apporsi di tale burla, massimamente essendosi esso Gonnella ridutto in potere di quello di Carrara, che del marchese era socero. Nondimeno il marchese, essendosi tor¬ nato a Ferrara, al suo consiglio commise che cotale eccesso giudicassero. Quelli consiglieri, avendo giudicato il caso essere temerario e di mala sorte e che il Gonnella era caduto in de¬ litto di offesa maiestà, diedero la definitiva sentenzia: che se mai cadeva in potere del marchese, che li fosse tagliato il capo, e che in quello mezzo fosse bandito a perpetuo esiglio di tutto lo stato del marchese. Esso marchese, che di core amava il Gonnella e aveva martello de l'assenza di quello, stava pure aspettando di vedere ciò che da quello si farebbe, tanto più che si trovava da la quartana guarito; e già alcuni gli affer¬ mavano che certamente il Gonnella per liberarlo da la quartana l’aveva buttato dentro il Po. Tuttavia, per vedere ciò che il Gon¬ nella farebbe, lasciò publicare il bando, di modo che a suono di tromba su la piazza fu esso Gonnella bandito. Avuta che ebbe cotesta nuova il Gonnella, avendo già a pieno apparec¬ chiato il suo bisogno, deliberò ritornarsene a Ferrara. Onde avendo compro una carretta, su quella fece uno suolo di terra e fece apparire per publica scrittura come quello terreno era del signore di Padova. Egli vi montò su e fece che il suo