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NOVELLA XVI (xVIl) 221 Ella, che tra l’altre sue notabili parti bestemmia crudelissima¬ mente Iddio e tutti li santi e sante del paradiso, come ebbe in mano la cédula de la citazione, con disdegnoso viso al sergente, tutta piena di còlerà e di stizza, disse:— Pesa a Dios, que quiere esto borrachio vigliaco? — Dopoi le parole, vinta da la soverchia cólera, straziò in più pezzi il papero de la citazione, e con irriverenza e scherno, a la presenza di tutti gli astanti, cosi sopra le vestimenta, su le parti deretane, come se il corpo purgato avesse, se ne forbì il mal pertugio; e poi la carta cosi lacerata sdegnosamente al sergente restituì, dicendoli che an¬ dasse al chiasso. Egli, preso lo straziato papéro, quello presentò al luogotenente del signor governatore, e minutamente li narrò la risposta de l’Isabella e tutti gli atti che quella fatti avea, gab¬ bandosi di lui. 11 luogotenente, sentendo tanta enorme temerità e presonzione di una sfacciata meretrice, riferì il tutto al signore governatore, dimostrandogli essere la presonzione di quella fe- mina uno atto molto importante e di pessimo esempio, in gravissimo dispregio de l’officio, e meritevole di acerbo gastigo, acciò che imparassero gli altri a non incorrere cosi presontuo¬ samente in desprezzare gli officiali del magistrato, e non si fare si poco conto de li commandamenti di quello. Parve al signor governatore che cotale eccesso non si devesse cosi di liggiero passare, ma che fosse necessario farne alcuna dimostrazione. Tuttavia, pensando la delinquente essere femina e meretrice publica, non volle in tutto usare quella rigidezza e severità che il caso ricercava. Nondimeno, acciò che impunita la temeraria presonzione de l’Isabella non andasse, la fece dal bargello pu¬ blicamente pigliare e condurre a le prigioni de la torre di Nona. Esaminata dal giudice, che prima prese il constituto di quella, al tutto rispondeva di modo che pareva che si burlasse e che il fatto non pertenesse a lei. Confessò poi il debito di quei danari che al mercatante era debitrice, e dimandava termine di parecchi mesi a pagarlo. Ma perché l’anno era già passato che aveva prese le robe, fu condennata a pagarlo intieramente prima che uscisse fore di pregione. E considerando ella che dimorando dentro la prigione la sua bottega grandemente perdeva, non