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220 PARTE QUARTA molto che avenne. Essa novelletta fu da me descritta. Pen¬ sando poi cui dare la devessi, deliberai di mandarvela; e cosi ve la mando e dono e al vostro nome consacro. State sano. NOVELLA XVI (XVII) Castigo dato a Isabella Luna meretrice per la inobedienzia a li commandamenti del governatore di Roma. Chi sia l'Isabella de la Luna spagnuola, credo che la più parte di voi lo sappia, avendo ella lungo tempo seguitato per l’Italia e fora l’essercito de l’imperadore, nel quale altre volte molti di noi che qui siamo avemo militato. Ella, tra molte sue taccherelle puttanesche, ha che in ogni azione sua è la più so- perba che trovare si possa. Dopo il discorso suo fatto a’ servigi de li soldati besognosi che volontieri cavalcano per lo piovoso, si ridusse in Roma, ove per l’ordinario attendeva prestare il corpo suo a vettura a chi meglio la pagava. Avenne che, de¬ vendo dare a uno mercatante certa somma di danari per robe che da lui prese aveva, andava menandolo in lungo e con pa¬ role d’oggi in dimane differendo il pagamento, che volontieri averia scontato con tante vetture del corpo suo. Ma il merca¬ tante, che voleva denari e non la pace di Marcone, non le prestava orecchie, ma la sollicitava che sodisfacesse al debito. Al fatto del pagamento ella faceva sempre il sordo. Il che veg- gendo il mercatante e conoscendo che se non usava altri mezzi non era per essere forse mai pagato, andò a trovare il governatore de la città di Roma, che era monsignor de’ Rossi vescovo di Pa¬ via; e narratogli il caso suo, ottenne da lui una citazione a l’Isa¬ bella, che devesse il tale di a tale ora comparire personalmente innanzi al tribunale di esso governatore. Andò il sergente de la corte a trovare l’Isabella al di lei alloggiamento, e ritrovò quella su la strada publica, che si interteneva a parlamento con alcuni compagnoni. Diedele il sergente il commandamento, e a bocca ancora, a la presenza di tutti quelli che con lei erano, le commandò che comparisse al determinato tempo, come è la costuma di fare.