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2l6 PARTE QUARTA — Figliuolo e compagno mio carissimo, per quanto è piaciuto al nostro Salvatore messere Giesù Cristo rivelarmi, l’ora de la morte mia si appropinqua, volendo esso Signore metter fine a li miei travagli e per sua infinita bontà e clemenzia darmi eterno riposo. Il perché ti prego che tu voglia andare al castello qui vicino e menare uno sacerdote, per confessarmi a quello e da lui ricevere li santi sagramenti de la Chiesa. — A questo an- nonzio il buono Alberto, teneramente piagnendo, al suo signore rispose: — Aimè, signor mio, egli conviene adunque che io resti solo in questo solitario luogo? che potrò io più fare? chi mi darà più consolazione alcuna? — Figliuolo e amico mio — soggiunse il duca, — non temere e non piangere, perciò che prima che io mora, nostro signore Iddio manderà qui uno uomo di molto maggiore consolazione e giovamento per te, che io non sono stato. — Si erano partiti il duca e Alberto pochi giorni innanzi da l’eremitorio, che era nel contado di Pisa, e ridutti in uno luoco selvaggio del vescovato de la città di Grosseto. Andò Alberto a ritrovare il sacerdote e lo condusse al romitorio, ove trovarono il santo duca disteso su la ignuda terra, con le mani innanzi al petto giunte e gli occhi elevati e indirizzati verso il cielo. Ed ecco in quello istesso punto arrivare uno, nominato maestro Rainaldo, dottore di medicina, che in quelle contrade era molto famoso e di grandissima stima, il quale, abbandonando quanto possedeva, veniva a quello romitorio per ¡starsi con li dui romiti e fare de li suoi peccati penitenza. Questi era di cui predetto ad Alberto avea il duca poco avanti. Ora, veggendo che il duca era in termine di passar a miglior vita, non restò di aprirli l’intenzione sua. Il duca li rispose che fosse il ben ve¬ nuto e che nostro signore Iddio il mandava, perché insieme con Alberto, suo carissimo compagno, vivesse in quello romi¬ torio. — Io — diceva il santo duca — non posso lungamente dimorare con voi, essendo venuta l’ora de la fine de li giorni miei, per andare a rendere conto de le mie operazioni innanzi a l’eterno giudice. Pertanto vi prego che dopoi che sarete al¬ quanto dimorato col mio buono amico Alberto in questo luogo, che vogliate tutti dui andare visitando quelli pochi romitori, che