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206 PARTE QUARTA grande e publico peccatore e persecutore de la Chiesa católica. Me la fece poi leggere negli annali de l’Acquitania impressi in idioma francese. E perché mi parve molto degna e notabile, la tradussi in lingua italiana. Io mi credeva nel mio ritorno passar per la patria nostra; ma mi convenne con diligenzia prendere il dritto camino a Milano. Onde tra me ho deliberato di detta sacra istoria farvene uno dono e scriverla al nome vostro, sa¬ pendo quanto de le cose religiose vi dilettate. E già mi pare vedere qualche poetica descrizione da voi sovra essa istoria composta. Ne farete partecipe mio padre, se da Roma è tornato, ché ancora non ne ho nova veruna; e agli altri parenti e amici nostri, che le cose sacre gustano, vi piacerà anco di mostrarla. State sano. NOVELLA XV (XVI) Guglielmo duca di Acquitauia, persecutore de li calolici, a la fine pentito de li suoi peccati, abbandona il ducato e va incognitamente peregrinando e facendo peni- tenzia, c se ne more santo. Ha questo ampissimo reame, che pacificamente tiene il re nostro cristianissimo Lodovico di questo nome duodecimo, ha, dico, molti grandissimi prencipi, li quali da la Chiesa cató¬ lica per la santità de la vita loro sono stati ascritti al nu¬ mero de li santi. E ancora che di molti vi potesse tenere autenticamente proposito, mi piace parlarvi di uno solamente, per ora, che fu duca de l’Acquitania, che da noi si chiama in idioma volgare Ghienna. E questo ho io fra tanti altri scelto a narrarvi, perché la vita sua fu molto varia, e visse gran tempo discorretto e persecutore de la católica Chiesa acerrimo. Poi, allumato dal divino lume de lo Spirito Santo, cangiò di modo di male in bene la sua vita e fece tanta aspra penitenzia che, lasciando il suo paterno ed avito stato acquitanico, fu, morendo, ne lo numero de li santi del reame de lo cielo meritamente collocato. Il che meravigliosamente può giovare a li peccatori, acciò che veggiano, pur che l’uomo non si desperi, che sempre, volendo, può ritornare a penitenzia e salvarsi, stando di conti¬ novo il clementissimo Salvatore nostro, per ricevere tutti, con