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202 PARTE QUARTA scolare non resta a dormire in quella camera. Di questo la vedovella mostrava non contentarsi; ma la maritata tanto bene le seppe dire e tanto lodò lo scolare, dicendo che era buono e discreto giovane e che non farebbe alcuna cosa meno che onesta, e che se pure volesse passare li termini del devere, che elle erano due e che di liggiero lo castigarebbero, che la vedovella dopo molta resistenza vi si accordò; onde di commune concordia fu messa la vedova in mezzo. Cosi corcati tutti tre in letto, la maritata, che avea costume, dormendo, di sornacchiare, come fu in letto, vinta dal sonno, cominciò grandemente a sornac¬ chiare. Il che despiacendo a la vedova, disse: — Oimò! come è possibile dormire con questo sornacchiainento ne la testa? — Al¬ lora lo scolare, soavemente a quella accostatosi e postale una mano su le ritondette e dure poppe, pian piano le disse: — Vita mia, questa è una ventura che la fortuna mi manda. Non la risvegliate a veruno modo; lasciatela dormire a sua posta. — E quivi con molte dolci parole narrandole quanto la amava e quanto le era servitore, e quanta amorosa passione per quella di continovo sofferiva, si bene seppe cicalare e dire il fatto suo che, da l'agio e il buio e dal caldo de le lenzuola aiutata, la vedovella, che pure l'amava, si lasciò tutta in poter di quello, il quale, con gran piacere di amendue le parti, amorosamente prese il possesso de li tanto desiderati beni. E dando ordine che per l’avenire si potessero insieme talvolta dar piacere, la maritata si risvegliò; e desiderando godere il suo amante, non sapeva come governarsi. Tra questo la vedovella, che era al¬ quanto lassa dal macinare, sentendo che la maritata si era de¬ stata e in effetto avendo assai più caldo che non voleva, disse a la maritata, non pensando più innanzi: — Sorella mia, io can- gierei volentieri loco con voi, perché qui in mezzo io mi muoio di caldo e non oso voltarmi verso lo scolare. — Che fa egli, il dormiglione? — soggiunse la maritata. — Egli — rispose la vedovella — si dorme come una marmotta, e da che si corcò non si è mai più destato. — E nondimeno da tre volte in su, senza cangiar vettura, avea corso le poste. Cangiò adunque luoco la maritata e andò a lato de lo scolare; il quale, sentendo